Casagrande Giovanna.Monacchia, Paola (co-author) Il monastero di Ste. Giuliana a Perugia nel secolo XIII in Benedictina 27 (1980): 509-71

[Il monastero di Ste. Giuliana a Perugia nel secolo XIII]
Despite the well-known resistance of administrators of Cistercian Order to officially sponsoring the foundation of womenís communities or to formally agreeing to offer cura monialium,Italy, as elsewhere,saw a marked growth in the number of womenís communities with ties to the Cistercians in the thirteenth to the fifteenth centuries. . There were at least 118 new foundations in Italy during this period, 70 of which date from the Duecento.The womenís monastery of Santa Giuliana in Perugia is one such example, beginning at least as a small nucleus, in the mid-thirteenth century. Moreover, Santa Giulianaís long significance to the commune and contada of Perugia as an ecclesiastical institution and its relative abundance of surviving documents make this community a subject of special importance. In the following article, Giovanna Casagrande provides a meticulous overview of the rich historiography of Santa Guiliana, which goes back to the seventeenth century. In her analysis of sources, the author resolves numerous conflicting and erroneous statements that have made the telling of Santa Guilianaís history sometimes tediously controversial.Casagrande also devotes the same care to introducing the reader to rich primary source documentation for the Santa Giuliana, both published and unpublished. The present study represents a valuable revision and amplification of the first section of an earlier publication co-authored by the author in 1980: G. Casagrande-P. Monacchia, Il monastero di S. Giuliana a Perugia nel secolo XIII, in Benedictina, 27 (1980), pp. 509-571.; revised section pp. 509-532.
GIOVANNA CASAGRANDE
Introduced and prepared for electronic publication by Katherine Gill.

La riforma di CÓteaux ebbe in Italia una notevole diffusione1 sia col dar vita a nuove fondazioni monastiche - di cui alcune dovute allo stesso s. Bernardo2 - sia col rinnovare e riformare abbazie note e potenti cadute in declino quali, ad esempio, S. Salvatore del Monte Amiata (1228) e S. Salvatore di Monte Acuto (1234)3 .
Il van der Meer nel suo Atlas de l'Ordre Cistercien enumera in 78 le abbazie maschili in Italia alla fine del sec. XIII4 e calcola in pi˜ di 70 le fondazioni femminili, che tuttavia egli non include nella tavola concernente l'Italia e dice ´aucune Ètude d'ensemble n'ayant ÈtÈ consacrÈ ý leur sujetª5 . F. Hervay, nel redigere note critiche all' Atlas del van der Meer, circa i monasteri femminili annota ´le nombre des cloÓtres des moniales cisterciennes en Italie ne peut pas Ítre determinÈ, mÍme approximativement, faute d'ouvrages spÈciauxª6 . A margine poi delle carte compilate dal medesimo van der Meer per l'Italia e l'oriente latino, l'Hervay scrive ancora: ´Quant aux fondations cisterciennes sur ces territoires il y a tant de problËmes, - on a Ècrit si peu sur les monastËres de moniales, - qu'il faudrait consacrer ý ces questions une Ètude spÈcialeª7 . I monasteri femminili sembrerebbero essere rimasti ai margini della storia degli insediamenti cistercensi. Il repertorio elaborato da Laura Dal Prý8 dý un numero complessivo di 168 fondazioni femminili tra le quali se ne possono enucleare almeno 118 cronologicamente collocabili in etý medievale, dal XII al XV secolo; un gruppo di circa 70 fondazioni risale al ë200. Il secolo XIII, infatti, fu periodo díincremento degli insediamenti religiosi femminili in generale, ivi inclusi quelli legati allíordine cistercense e ciÚ nonostante le resistenze opposte dallíordine stesso9 . Il monastero femminile cistercense di S. Giuliana a Perugia10 Ë una fondazione, come si dirý, cronologicamente non prossima, ma neppure lontana, dalla fioritura di comunitý femminili cistercensi ad esempio in area piacentina11 , riconducibile cioË, almeno come nucleo iniziale, alla prima metý del sec. XIII.
Il monastero tra erudizione e storiografia.
.Se Ë talvolta relativamente facile individuare la fondazione di un monastero grazie all'esistenza di atti di donazione12 , non Ë altrettanto facile, nel caso specifico, individuare l'esatto documento da cui far iniziare la fondazione del monastero di S. Giuliana.
Gli eruditi perugini dei secoli XVII e XVIII, che si sono occupati del monastero, non hanno sempre contribuito a chiarire il problema. Alcuni ascrivono la data di fondazione del monastero al 129213 , altri invece ne collocano l'istituzione circa gli anni 1240-1245, se non prima14 ; altri ancora fissano come data iniziale il 125315 . Ma la questione della data non Ë l'unica ad essere controversa. Non si concorda neppure sul nome del vescovo sotto il quale sarebbe avvenuta, per cosÏ dire, l' ´inaugurazioneª ufficiale del monastero ed il suo primo consolidarsi: secondo alcuni sarebbe stato il vescovo di Perugia Beneaudito, secondo altri Frigerio16 . Tuttavia il problema pi˜ importante e nodale verte sulla figura del cardinale patrocinatore e fondatore del monastero. Le voci degli eruditi sono discordi tra chi attribuisce al solo Giovanni da Toledo tale ruolo e chi invece parla di due cardinali, se non pi˜, che avrebbero favorito il nuovo istituto monastico17 . Su questo argomento ci si soffermerý specificatamente pi˜ avanti; al momento, ci si limita a ricordare i cenni storici che del monastero hanno tracciato il Ricci18 ed il Pantoni19 facendone risalire entrambi la effettiva fondazione al 1253 e indicando in Giovanni da Toledo colui che la rese possibile. Si tratta di riferimenti che non potevano godere ancora d'una sufficiente informazione documentaria. A partire dal 198020 questo monastero perugino ha attirato un interesse non trascurabile. Gary Dickson21 ha analizzato il calendario metý-trecentesco di S. Giuliana rinvenuto in un libro liturgico conservato presso la biblioteca dellíUniversitý di Edimburgo soffermandosi in particolare da un lato sul culto riservato a s. Giuliana (vergine e martire) in Perugia, dallíaltro sulla figura del card. Giovanni da Toledo. Di questo personaggio, cardinale di Curia, sottolinea il ruolo di protettore e difensore dellíordine cistercense, quello di fundator del monastero perugino, quello culturale essendo il cardinale esperto in teologia e non solo22 , inserito nel clima profetico (gioachimitico e non) dellíepoca, egli stesso ìmaker of propheciesî23 (a favore della parte guelfa); il Dickson perviene ad ipotizzare uníeventuale influenza cistercense sullíorigine del movimento dei disciplinati (1260) mediata dalla presenza del cardinale in Perugia dove doveva avere pure stabilito una rete di relazioni24 . Peter H–lher25 ha preso in considerazione i monasteri perugini di S. Maria di Monteluce e di S. Giuliana; di questo secondo traccia la storia delle origini tenendo in gran parte conto del lavoro di Casagrande-Monacchia, ma líH–hler estende le sue indagini ed osservazioni al ë300 e ë400 centrando líattenzione su vari aspetti quali interventi pontifici, rapporti fiscali con la curia pontificia e con il comune, legami di filiazione con S. Galgano, consistenza economico-patrimoniale, organizzazione e aspetti di vita della comunitý. Una scheda relativa al catasto di S. Giuliana (anno 1489 circa) Ë stata redatta da Paola Monacchia26 , mentre io stessa27 sono tornata sullíargomento nel tentativo díinquadrare il caso di S. Giuliana nel pi˜ vasto contesto del movimento religioso femminile, da un lato, e nellíambito pi˜ ristretto dellíassetto religioso-insediativo della diocesi di Perugia, dallíaltro. Cinzia Cardinali28 ha studiato la struttura e líorganizzazione compositiva del Cartulario che si rivela come una sorta di unicum, raro esemplare nel panorama della produzione documentaria monastica italiana.
.Si ripercorre pertanto in questa sede líorigine, non priva di taluni inevitabili problemi, e il primo sviluppo dellíinsediamento perugino alla luce della trascrizione integrale del Cartulario e della recente bibliografia.
La riforma dell'abbazia di S. Salvatore di Monte Acuto e le sue conseguenze
.Recenti considerazioni sul monachesimo in Umbria29 hanno constatato líimpermeabilitý di questíarea alle riforme díOltralpe. Il monachesimo umbro appare, in linea di massima, caratterizzato da forti emergenze autocefale e da aspirazioni autonomistiche. Solo riforme centro-italiane, quale pi˜ quale meno, hanno trovato seguito in zona umbra, ciÚ che vale per camaldolesi-avellaniti, vallombrosani e pi˜ tardi silvestrini (ancora dopo olivetani). La presenza (ufficiale) cistercense in questa regione Ë affidata alla riforma di tre preesistenti abbazie maschili: S. Salvatore di Monte Acuto (1234), S. Pietro in Valle (Ferentillo) (1234), S. Giuliano di Monteluco (1239), ciÚ che ha indotto il Viti a sottolineare la mancata formazione in Umbria di un centro di irradiamento degli ideali cistercensi, fatta salva la rilevanza del monastero perugino di S. Giuliana 30 , mentre la formazione trecentesca della locale Congregazione del Corpo di Cristo puÚ ben essere conferma di tendenze ed iniziative di stampo autonomistico locale.
.I cistercensi arrivano tardi in Umbria in rapporto, ad esempio, a Casamari (1140 circa) ed a monasteri marchigiani (Chiaravalle di Fiastra). Essi penetrarono in Umbria sullíonda portante di Gregorio IX il quale aveva particolare stima e considerazione di questíordine31 .
.Il secolo XIII se da un lato segna la crisi degli istituti monastici, dall'altro vede affermarsi, almeno nella prima metý, una volontý riformatrice promossa dai pontefici Innocenzo III32 , Onorio III33 e Gregorio IX34 . Robert Brentano ha scritto: ´I papi dell'inizio del duecento erano angustiati per la decadenza monastica dell'Europa occidentaleª e, per quanto riguarda l'Italia, ha puntualizzato: ´In Italia [i pontefici] sopprimevano e sostituivano. In Italia nello spostare e nel riformare l'antico ordine, i papi fecero profondo assegnamento su due ordini 'nuovi': i Cistercensi e le Clarisseª35 .
.Anche se non sempre la riforma di un monastero ´in spiritualibus et temporalibusª, secondo la formula usuale, si risolveva in un cambiamento di Ordine, sovente ciÚ accadeva; Ë pertanto su questa linea di ´rivitalizzazioneª degli istituti monastici, animata e voluta dagli stessi pontefici, che si spiega, almeno in parte, l'intervento di Gregorio IX per l'abbazia di S. Salvatore di Monte Acuto. Almeno in parte ñ dico- poichÈ alla motivazione díordine religioso-riformatore si poteva unire probabilmente un intento díordine politico.

S. Salvatore di Monte Acuto Ë uno dei 27 insediamenti monastici maschili sicuramente documentati durante il Medioevo (secc. XI-XIV) inPerugia e diocesi36 .
S. Salvatore di Monte Acuto ha una storia complessa37 .
La fondazione di S. Salvatore si riconduce ad origine camaldolese. Anzi, certa tradizione la riconduce addirittura allo stesso Romualdo di Ravenna circa líanno 100838 . Ma le fonti disponibili non confermano questa tradizione, tanto che il Meloni scriveva: ´Ma tra le fondazioni attribuite a san Romualdo, certamente la meno sicura, ma senza dubbio la pi˜ famosa, Ë San Salvatore di Monte Acutoª39 . Tuttavia due realtý appaiono certe.
Il monastero di S. Salvatore doveva esistere giý nella prima metý del sec. XI. Nellíanno 1036 il pontefice Benedetto IX ottiene, in sede di concilio romano, dal vescovo Andrea la rinnovazione della rinuncia dei monasteri di S. Pietro, di S. Maria di Valdiponte, di S. Salvatore40 . Nel 1074 Sigebaldo, abate di S. Salvatore, Ë destinatario di una lettera di Gregorio VII41 .
Tra gli anni 1035-1057 vi dovette essere a capo lo stesso Pier Damiani (1007-1072) poichÈ in un sua lettera, nel raccontare líepisodio di un monaco che aveva chiesto il patrocinio del diavolo, menziona S. Salvatore dicendo ìcui nuper et ipse praefuiî42 .
Un legame con líasse camaldolese-avellanita dovrebbe, dunque, esserci stato. Tuttavia, ad esempio, nel privilegio di Eugenio III del 114543 non Ë menzionato alcun diretto legame in tal senso nÈ alcun riferimento allíappartenenza camaldolese si legge esplicitamente nei diplomi di Ottone IV del 1210 e di Federico II del 122044 .
Š certo, comunque, che líabazia divenne una delle pi˜ potenti del territorio perugino, ricca di dipendenze e proprietý, dotata di diritto di giurisdizione cosÏ che, stando a studi recenti, fu un vero e proprio dominatus loci45 .
Il celebre diploma di Enrico VI del 118646 riconosce al comune di Perugia la giurisdizione sul contado, ma esclude da tale giurisdizione alcuni signori laici ed il monastero di S. Salvatore. CiÚ fa pensare ad una posizione filo-imperiale dellíabazia che troverebbe conferma ulteriore nei diplomi di Ottone IV (1210) e di Federico II (1220)47 .
Líabazia Ë senza dubbio una delle pi˜ importanti del territorio perugino.
Innocenzo III voleva promuovere la reformatio et correctio dei monasteri esenti dallíautoritý vescovile; in tale direzione si tenne a Perugia un apposito capitolo monastico nel 120348 al quale parteciparono anche gli abati di S. Giustino díArno, S. Paolo di Valdiponte, S. Salvatore di Monte Acuto e di S. Pietro di Perugia.
Líabazia Ë, dunque, tra quelle esenti dallíautoritý vescovile; Ë anche fuori dalla giurisdizione del comune di Perugia; gode di una propria autonomia giurisdizionale riconosciutale dallíautoritý imperiale (Enrico VI49 , Ottone IV, Federico II).
Durante il conflitto tra papato e Federico II pare che i monaci di Monte Acuto, come il vicino comune di Cittý di Castello, siano stati dalla parte dellíimperatore50 . Ma la pace di S. Germano (1230) segnÚ un momento di ravvicinamento tra papato e impero. Il pontefice Gregorio IX seppe trarre profitto da questo momento di stasi.
Gregorio IX ebbe spesso dimora a Perugia (1228-1230, 1234-1235)51 ed aveva ovviamente interesse a mantenere la situazione sotto il controllo papale.
Uníabazia di parte imperiale in territorio perugino (prossima al confine con Cittý di Castello) poteva ben essere un elemento di disturbo.
CosÏ il 1234 segna di fatto una svolta.
Il 26 giugno 1234 Gregorio IX scrive allíabate e al convento di CÓteaux affinchÈ il monastero di S. Salvatore di Monte Acuto non rimanga ìin spiritualibus et temporalibus desolatumî e intende ìibidem Cistercensem fundare ordinemî e ordina che ìimmediate subiaceat reverentia filialiî allíabazia di CÓteaux.
Nella lettera pontificia non si fa alcun riferimento allíordine camaldolese cui líabazia doveva appartenere, mentre si ricorda con assoluta precisione che ìad Romanam Ecclesiam nullo pertinet medianteî. Le motivazioni del deciso intervento pontificio appaiono pi˜ díordine temporale che spirituale : ìabbates fere omnes, cum quibusdam ex monachis visi fuerint in exterminium illius ecclesiae coniurasse, inextricabilibus pene debitis, dictum monasterium obligando nobiles possessiones et iura ipsius Ecclesiae distraendo; et a se ipsis multipliciter abdicando normam Ecclesiaticae disciplinaeî52 .
Ma la cattiva gestione patrimoniale e la dispersione dei diritti della Chiesa, unitamente, come Ë credibile, a intenti di natura politica erano motivi sufficienti per un fattivo intervento. A ciÚ potevano porre rimedio i cistercensi abituati ad una pi˜ oculata gestione ed il sito dellíabazia (in valle accanto al Tevere) poteva apparire congeniale alla logica insediativa cistercense che prediligeva i luoghi in valli accanto a fiumi53 .
Se la lettera del 26 giugno 1234 segnÚ líaffiliazione ufficiale di S. Salvatore a CÓteaux, essa Ë preceduta ed accompagnata da un corollario di lettere tese a rendere effettivo líatto di riforma, quasi rifondazione. Infatti il 22 giugno il papa aveva designato economo del monastero da riformare Simone, monaco di CÓteaux; il giorno seguente invia a chierici e fedeli dipendenti da S. Salvatore una lettera raccomandando loro obbedienza verso Pietro e Simone, entrambi monaci di CÓteaux, cui era stata commessa la cura del decaduto monastero, ed uníaltra lettera esortando a sovvenire i medesimi per il pagamento dei debiti e la costruzione degli edifici; nello stesso giorno 26 giugno il pontefice invia una lettera a Pietro de Tusco, suo scrittore, affinchÈ ammonisca i monaci abitanti in S. Salvatore ad accettare gli statuti dellíordine cistercense e lo incarica di immettere Pietro e Simone nel possesso del monastero54 . NÈ finisce qui. Nel marzo 1235 Gregorio IX da Perugia si rivolge a tutti i fedeli della Tuscia affinchÈ non rifiutino elemosine al monastero di S. Salvatore che, a motivo dellí antichitý, necessita di riparazioni (in cambio sono concessi 40 giorni díindulgenza)55 . Il processo di riforma Ë seguito ed incoraggiato.
Monaci, dunque, venuti direttamente da CÓteaux entrarono in possesso dellíabbazia: il fatto non dovette restare nÈ senza eco nÈ senza seguito.
La riforma cistercense di S. Salvatore dovette in effetti suscitare entusiasmo se il 27 gennaio1236 si sa che alcuni ìcives Perusini [tra i quali Oderisio, Alebrandino, Offreduccio] divinitus inspirati elegerint in monasterio Sancti Salvatoris de Monteacuto Cistercensis ordinis, quod ad nos nullo pertinet mediante, sub regulari habitu Domino famulariî. I ìcives Perusiniî promettono di dare i loro possessi ad un monastero femminile da costruirsi in Perugia per le loro congiunte e per altre donne intenzionate ad abbandonare la vanitý del mondo56 . Eí probabile, quindi, che il monastero femminile cistercense di S. Giuliana sia in qualche modo connesso alla riforma di S. Salvatore di Monte Acuto. E su ciÚ si tornerý. Va notato che la lettera del 27 gennaio 1236 Ë significativamente indirizzata allíarciprete della cattedrale ñ sempre autoritý ecclesiastica preminente ñ ed al priore dei frati Predicatori di Perugia i quali, proprio in quel torno di anni, stanno consolidando il loro insediamento in cittý.
Perugia nei pieni anni 30 del ë200 Ë comune in evoluzione. Dalla fase consolare si transita a quella podestarile; la tensione tra milites e pedites sembra risolversi a favore dei secondi; la pietra della giustizia del 1234 stabilisce che le imposte dirette devono essere pagate secondo il censo (per libram); nel 1235 si redige un trattato commerciale tra Perugia e Firenze a segno del progredire economico e dellíavanzare delle arti (si parla di rectores artium Perusii); alleata del papato, nel 1237 Ë cittý perno della costituzione di una lega guelfa; lo stesso pontefice Gregorio IX vi sostÚ pi˜ volte57 e nel 1235 vi canonizzÚ Elisabetta díUngheria58 .
La vitalitý religiosa della cittý appare su pi˜ versanti: nel 1234 i frati Predicatori ricevono dal comune il terreno per chiesa e sede59 ; negli anni 1234-1236 anche i frati Minori devono aver trovato un loro primo spazio in cittý nÈ sembrano mancare istanze e presenze penitenziali incoraggiate dal pontefice stesso60 .
Líinserimento dei cistercensi in una potente abbazia del territorio (non escluso il movente politico) presso la quale si ritirano alcuni cittadini perugini [di supponibile estrazione nobiliare] sembra quasi completare il quadro di un centro vitale dove numerose energie nuove o ancora dinamiche vanno necessariamente a confluire.

La riforma di S. Salvatore di Monte Acuto sembra avere suscitato una ventata d'entusiasmo spiegabile in un clima disposto ad accogliere fermenti di vita penitenziale.
Il caso delle donne
.La lettera del 27 gennaio 1236 illustra un passaggio di uomini a vita religiosa per le cui donne si doveva costruire un apposito monastero in Perugia.
.Dal XII secolo, come ebbe a scrivere Manselli61 , le donne compaiono a fianco dei loro padri, fratelli, mariti partecipare non alla vita politica e militare, ma a quella religiosa, con una vivacitý ed intensitý senza pari. Il cosiddetto ´movimento religioso femminileª Ë diventato una sorta di settore specifico di ricerca nellíambito dellíimmensamente accresciuto interesse storiografico per la condizione della donna nel Medioevo62 . Il caso delle donne di S. Giuliana bene rientra nel contesto di un mondo femminile in qualche modo in fermento, trascinato dal modello maschile, necessitante di adeguata collocazione, sorvegliato dallíautoritý ecclesiastiche, guardato con sospetto dai rami maschili degli ordini (cistercensi, domenicani, francescani), ma anche, in fin dei conti, accolto e seguito. Líinteresse di Ugolino-Gregorio IX per il fermento religioso femminile Ë ben noto quando si pensi al suo ruolo in tutta la vicenda clariano-damianita63 . Lo specifico caso perugino conferma un Gregorio IX sempre vigile ed attento anche verso altre soluzioni monastiche.
.Il 26 gennaio 1236 il Pontefice aveva indirizzato una lettera a Riviera, Alebrandina, Montisana e ad altre nobiles mulieres Perusine desiderose di servire Dio nell'ordine cistercense accordando loro il permesso di costruire un ´monasterium prope civitatem Perusii in loco qui dicitur Sancta Maria ad honorem Sancte Helysabethª64 .
.Questo nucleo femminile appare in chiara connessione con i cives Perusini ritiratisi in S. Salvatore di Monte Acuto: líorientamento cistercense Ë palese. La stessa successione cronologica delle lettere (26 e 27 gennaio 1236) nonchÈ líesplicito riferimento ad un monastero da costruire in Perugia (o sue vicinanze) invita ad un nesso immediato e logico: gli uomini in S. Salvatore, le loro donne in un costruendo monastero65 . E cosÏ tutto sarebbe lineare.
.Ma sorgono alcuni problemi: a quali famiglie appartenevano cittadini/e votatisi a vita monastica? Nellíimpossibilitý di uscire dalla genericitý senza elementi pi˜ specifici, ci si affida alla cognizione generale che, in linea di massima, simili istituti avevano alla base della loro fondazione l'appoggio di ceti nobiliari. Circa il costruendo monastero femminile ci si chiede dove collocare, in area perugina, il locus qui dicitur Sancta Maria; non solo, ma un monastero intitolato a S. Elisabetta non si conosce che tardi, nel secolo XV, istituito da terziarie francescane66 .
NÈ finisce qui. Si ha un'altra lettera di Gregorio IX inviata ad un gruppo di 11 donne perugine: in data 2 giugno 1236 il papa conferma la concessione della chiesa di S. Giuliana fatta loro da parte del monastero di S. Salvatore di Monte Acuto, chiesa spettante appunto a S. Salvatore, per costruirvi un cenobio femminile sotto il regimen dei monaci cistercensi67 .
Sono le medesime donne della lettera precedente? Forse si tratta di distinte fondazioni68 ? O forse, essendo intervenute delle difficoltý a trovare il sito adeguato, si era reso necessario un intervento diretto dellíabbazia69 ?
Una chiesa intitolata a S. Giuliana70 esisteva ed esiste sul fianco Ovest di Monte Corona, nel raggio d'influenza dell'abbazia di S. Salvatore, e questa medesima intitolazione si ritrova a Perugia per il monastero in questione. Ma cíË di pi˜. Nel testo del privilegio di Eugenio III del 1145, subito dopo lo stesso monastero di S. Salvatore, era elencato il ´monasterium Sanctae Julianae, cum capellis et pertinentiis suisª71 : si trattava di un monastero femminile legato a quello maschile di S. Salvatore? Estintasi la comunitý monastica non poteva che restare a S. Salvatore il possesso della chiesa? Questo ´monasterium Sanctae Julianaeª, che io sappia al momento, non compare pi˜ nÈ nella Dissertazione di Roberto da Monte Corona nÈ negli Annales Camaldulenses nÈ mi pare in altra documentazione.
Purtroppo un vuoto documentario esiste tra il 1236 ed il 1248. Per quest'ultimo anno il vuoto Ë, solo in piccola parte, colmato dal testamento di donna Benvenuta di Cilino di Assisi. Questa elegge sepoltura nel monastero di S. Pietro di Perugia, lascia 5 soldi al vescovo, ´ item fratribus ecclesie Sancti Dominici V solidos pro offitiis celebrandis; item fratribus ecclesie Sancti Francisci de Perusio V solidos pro offitiis celebrandis; item dominabus Sancte Capterine72 IIIIor solidos; item dominabus de Arenario73 III solidos; item dominabus SANCTE IULIANE III solidos; item dominabus monasterii Sancte Marie Montis Lucidi74 IIII solidos; item dominabus ecclesie Sancte Margarite75 IIII solidos...ª76 . E' evidente l'orientamento devozionale di questa donna verso istituti religiosi della cittý di Perugia, cosÏ da far ritenere che anche le domine di S. Giuliana rientrassero nel reticolato urbano o suburbano. Un'ipotesi: le domine di S. Giuliana dimorarono per qualche tempo nel luogo di S. Giuliana di Monte Corona per trasferirsi poi in cittý o meglio nelle immediate vicinanze della medesima77 ?
.Ci si muove in un groviglio inestricabile di quesiti. Esiste una storia sommersa di S. Giuliana non facile da far uscire dallíombra78 . Solo dall'anno 1253 si puÚ cominciare a tracciare, con un certo ordine, la storia del monastero; gli antecedenti sono incerti, anche se un gruppo di religiose, sotto il titolo di S. Giuliana, esisteva giý sicuramente nel 1248.
4) Il 1253
Dal 1253 al 1266 la storia del monastero di S. Giuliana si puÚ seguire e ricomporre attraverso il Cartulario qui edito nella sua interezza79 : un arco di tempo di 14 anni, ma si tratta di anni chiave, quelli che segnano il consolidamento e l'espansione del monastero.
I primi atti del 1253 sono in data 22 luglio; consistono in vendite che Ermanuccio di Raniero di Ugolino, anche a nome del fratello, fa a maestro Gualtiero, scrittore papale, cappellano del cardinale Giovanni da Toledo, attore per conto del monastero di S. Giuliana, di alcune proprietý terriere poste nell'area di Ponte S. Giovanni e dell'Ospedale di Colle e di tre decimi di un mulino sul Tevere, sito sempre in localitý Ponte S. Giovanni, con l'impegno, da parte dei molinari, di dare al monastero 13 corbe e mezzo di grano (cfr. doc. n. 2). E' un atto materiale e concreto seguito, in data 27 agosto, dalla vendita che Ranuccino di Benincasa ed il figlio fanno a maestro Gualtiero - ancora agente a nome del monastero - di vari immobili terrieri posti per lo pi˜ nelle pertinenze di Pila (cfr. doc. n. 72).
Questi documenti consentono di cogliere il formarsi ed il costituirsi di quel retroterra patrimoniale che era base indispensabile per l'esistenza stessa del monastero. Fin da prima di questi specifici acquisti il monastero doveva avere qualche possesso se il 7 maggio 1253 Innocenzo IV approva la vendita di un pezzo di terra posto in loco qui dicitur campus Sancti Laurentii da parte del capitolo della Cattedrale alla badessa di S. Giuliana80 . Il 16 dicembre il monastero - agente per esso Bendefende ´Poliª - compera da Paolo ed Andrea ´Acerbiª la quinta parte di un mulino sul Tevere in prossimitý di Ponte S. Giovanni ed il residuo di una chiusa (cfr. doc. n. 3).
Accanto al sistema degli acquisti il monastero puÚ estendere le sue proprietý grazie ad atti di donazione. Per il 1253 se ne conosce uno: quello di Piero di Melone consistente in un campo e due pezzi di terra, con la condizione di riservarsene i frutti in vita (cfr. doc. n. 73). Si noti che l'atto Ë redatto nella chiesa del monastero di S. Giuliana il che prova giý la presenza di precise strutture81 . Doveva trattarsi di un atto preordinato che vede tra i testimoni il cardinale Giovanni da Toledo, il suo cappellano Gualtiero, il giudice Bonafidanza di Buchero, Bendefende ´Poliª e David, monaco dell'abbazia di S. Galgano, personaggi su cui ci si soffermerý pi˜ avanti.
Se questo Ë il movimento formativo del patrimonio del monastero, il 1253 si configura come l'anno in cui l'istituto monastico consegue il suo riconoscimento ufficiale in termini solenni.
Innocenzo IV si era occupato del monastero di S. Giuliana approvando, come s'Ë detto, la vendita fattagli dal capitolo della Cattedrale; ma si trattava probabilmente di un atto di routine. A partire invece dal 28 settembre si succedono documenti pontifici intesi a favorire il monastero.
Il 28 settembre dunque, da Assisi, Innocenzo IV concede al monastero di S. Giuliana la facoltý di trattenere i beni, exceptis feudalibus, delle donne entrate a far parte della comunitý monastica (cfr. doc. n. 78). Líexceptis feudalibus Ë una formula in linea con líoriginaria intenzione cistercense di svincolarsi dai legami con i poteri terreni82 . Il monastero di S. Giuliana non avrebbe potuto esercitare poteri feudali connessi al possesso terriero.
Il giorno seguente, 29 settembre, il Pontefice emana il privilegiosolenne Religiosam vitam eligentibus (cfr. doc. n. 74). Il testo del privilegio Ë redatto secondo un formulario in uso nella cancelleria pontificia per accordare riconoscimenti e concessioni ad ordini monastici e canonicali, formulario valido per diverse famiglie religiose83 . Il privilegio Ë del seguente tenore: 1) il Pontefice pone il monastero sotto la protezione apostolica; 2) istituisce canonicamente la nuova comunitý monastica che, a norma del Lateranense IV, assume la regola di S. Benedetto e líinstitutio dei frati cistercensi; 3) conferma i beni;4) menziona possedimenti a Ponte S. Giovanni ed a Pila;5) esenta dal pagamento delle decime; 6) concede la facoltý di accogliere nuove aderenti (e seculo fugientes); 7) proibisce líabbandono del monastero dopo la professione senza licenza dellíabadessa; 8) proibisce líalienazione di beni senza licenza di tutto il capitolo o della maggior parte di esso; 9) vieta a vescovi ed altri díinterferire nella vita delmonastero contro gli statuti dellíordine cistercense; 10) dispone che il vescovo diocesano gratis amministri al monastero le funzioni episcopali (consacrazioni, olio santo ecc.), altrimenti Ë concesso di rivolgersi ad un altro vescovo cattolico; in caso di sede episcopale vacante Ë permesso rivolgersi ad altri presuli; 11) dichiara invalida líeventuale sentenza di scomunica o di interdetto promulgata da vescovi o altri rettori di chiese in merito al non-pagamento di decime; 12) concede la celebrazione degli offici divini in tempo díinterdetto; 13) stabilisce di tutelare i confini della clausura da ogni tipo di azione violenta; 14) conferma libertý ed immunitý concesse da precedenti pontefici e da autoritý secolari; 15) proibisce di perturbare il monastero e di privarlo dei suoi beni, salva líautoritý della Sede Apostolica; 16) appone la sanctio contro i trasgressori delle disposizioni pontificie; 17) invoca la pace su coloro che rispettano i diritti del monastero. . Nel privilegio il monastero ha la duplice intitolazione a Maria Vergine ed a S. Giuliana, probabilmente nel rispetto di quanto stabilito negli Instituta generalis capituli84 . Tra i cardinali sottoscrittori compare Giovanni da Toledo.
A questo privilegio fanno da complemento quattro lettere d'Innocenzo IV. Due portano la data del 26 ottobre: con una il Papa estende al monastero di S. Giuliana i privilegi e le indulgenze concessi dalla Sede Apostolica all'ordine cistercense (cfr.doc. n. 76); con l'altra gli concede esenzione dal pagamento di tasse su benefici ecclesiastici (cfr. doc. n. 79). Ancora il 30 ottobre il Pontefice riceve sotto la sua protezione le monache ed il monastero di S. Giuliana con relativi beni di cui conferma loro il possesso (cfr. doc. n. 77). A completare il quadro dei riconoscimenti e dei favori pontifici giunge, in data 1 dicembre, una concessione di carattere spirituale: Innocenzo IV concede a chi visiterý il monastero di S. Giuliana - che dice fondato dal cardinale Giovanni da Toledo - nei giorni festivi dedicati a S. Benedetto, S. Bernardo e S. Giuliana 100 giorni d'indulgenza (cfr. doc. n. 75).
Se una comunitý femminile religiosa intitolata a S. Giuliana esisteva giý nel 1248, fors'anche da prima, tuttavia il 1253 si prospetta come l'anno in cui di fatto questa comunitý trova uno spazio reale, sia sotto il profilo pi˜ materiale e concreto che Ë quello della formazione di nuclei patrimoniali, sia sotto il profilo dell'inquadramento nell'ordine cistercense. Traspare evidente la volontý di dare una sistemazione a questo monastero, volontý che ha un nome: quello del cardinale Giovanni da Toledo. Egli non dovette perdere tempo nella determinazione di inserire a pieno titolo il monastero perugino nell'Ordine se, in data 18 dicembre, comunica di averlo affidato alla visita dell'abate di S. Galgano (cfr. doc. n. 84)85 .
Nel giro di quattro mesi - dal settembre al dicembre -, data anche la presenza del Papa ad Assisi, il monastero di S. Giuliana riceve la serie di privilegi necessari alla sua collocazione all'interno dell'Ordine Cistercense ed al riconoscimento del diritto di esistenza nella cittý.
5) .Il cardinale Giovanni da Toledo ed eventuali altri patrocinatori del monastero
Uscito dalle nebbie di certa erudizione seicentesca - da cui derivano le confusioni degli eruditi locali (cfr. nota 17) - la figura di Giovanni da Toledo ha acquistato contorni pi˜ precisi grazie agli studi del Grauert86 e del Paravicini Bagliani87 e allíintervento del Dickson88 .
Monaco cistercense, divenuto cardinale nel 1244, fu attivo procuratore dell'Ordine, uomo di cultura - il ´da Toledoª gli sarebbe derivato dall'aver studiato in questa cittý - fu costantemente a fianco di Innocenzo IV e di Alessandro IV, stando alla frequenza delle sue sottoscrizioni89 .
Diversi documenti del monastero di S. Giuliana sono espliciti nel qualificare il cardinale Giovanni quale fondatore. Come tale lo riconosce Innocenzo IV nella lettera del l dicembre 1253 dove specifica che il cardinale ha fatto costruire il monastero ´de propriis bonisª; nel 1254 Boninsegna, abate di S. Galgano, nel dichiarare di accogliere sotto la propria autoritý il monastero di S. Giuliana, lo dice fondato dal cardinale Giovanni ´de novoª a sue spese (cfr. doc. n. 85). Che il cardinale Giovanni ´finanziasseª il monastero appare da un atto del 30 gennaio 1257: Egidio di Calfo fa quietanza a Guidone ´Luteriiª fiorentino, solvente a nome del monastero di S. Giuliana, della somma di 160 lire ´de pecunia domini Iohannis cardinalisª pagata per delle terre comprate dal monastero (cfr.doc. n. 46). Sempre nel 1257 Alessandro IV definisce il monastero di S. Giuliana novella plantatio del cardinale Giovanni90 . Lo stesso cardinale si manifesta cosciente della quasi identitý tra sÈ ed il monastero quando scrive ´abbatie nostre ac vestre Sancte Iulianeª (cfr.doc. n. 84). Il cardinale Ë dunque l'indiscusso fondatore del monastero91 . Del resto Ë nota la sua attivitý d'istitutore di monasteri: a Roma fece ricostruire il convento di S. Pancrazio sul Gianicolo92 , a Viterbo fondÚ, insieme a Raniero Capocci, il monastero di S. Maria al Paradiso per suore cistercensi93 , a Orvieto fondÚ e dotÚ il monastero della SS. Trinitý94 .
Giovanni da Toledo, impegnato a favorire la riforma in senso cistercense dei monasteri95 , non abbandonÚ a se stessa la ´nuovaª istituzione monastica: nel 1264 Ë lui a sborsare 1600 lire di denari perugini e senesi ai fratelli Guidarello e Ranucolo di Giovanni Coppoli per l'acquisto di 8 parti su 13 di un tenimentum nelle pertinenze di S. Egidio di Colle acquistate dal monastero di S. Giuliana (cfr.doc. n. 18).
Quanto cardinale e monastero si identificassero lo prova una vertenza sorta nel 1266 tra il comune di Perugia, il monastero ed il cardinale Bianco. Durante la costruzione della fonte dei Bagni fu danneggiata la vigna del monastero sita in porta S. Angelo ed il prelato intervenne affinchÈ i danni fossero risarciti e, nel giro di pochi mesi, la vicenda ebbe termine con il dovuto risarcimento96 .
In diversi atti si trovano presenti o quali testimoni o quali procuratori del monastero personaggi della familia cardinalizia (cfr. il testo della Cardinali).
Il rapporto monastero di S. Giuliana-cardinale Bianco Ë ufficialmente riconosciuto, a livello cittadino, nella seguente delibera del consiglio del comune di Perugia in data 24 luglio 1275: ´In refformatione consilii factum partitum per ipsum dominum potestatem, presente et volente ipso domino capitaneo, concordatum est consilium, nemine discrepante, in dicto dicti domini Blanzardi qui consuluit quod potestas et capitaneus et consilium et homines huius civitatis ire debeant ad monasterium Sancte Iulliane et reddere honorem morti domini gardinalis Blanchi, sine corruco faciendo, et quod hoc debeat banniri per civitatem Perusii: quod homines huius civitatis tam millites quam illi de populo et domine huius civitatis venire debeant ad illud monasterium et quod campane civitatis debeant pulsari et hoc pro honore reddendo ipsi domino gardinaliª97 .
Questo documento prova la fama che il cardinale si era guadagnato in cittý.
Si puÚ comprendere pertanto per quale motivo alcuni eruditi locali abbiano affiancato alla figura di Giovanni da Toledo quella del cardinale Ottone da Monferrato98 pensando ad un equivoco sorto sull'appellativo di Blancus, Candidus (cfr. nota 17).
Nella Cronaca del convento di S. Domenico di Perugia (sec. XIII?-sec. XIV) si legge: ´Frater Bendefende nomine sic vocatus et sic realiter fuit. Ab hostibus humani generis qui sunt caro, mundus, demonia diversa homini moventia bella se totaliter defendit, habens de ipsis hostibus triumphum et victoriam, ad nostrurn Ordinem veniendo ubi sanctissime vixit secundum Deum et Ordinis istituta; qui in Ordine habuit filium virum sanctum scilicet fratrem Raynerium sicut declaratur. Hic fuit familiaris clare memorie Cardinalis Albi Cisterciensis ordinis et mangnus popularis in Perusio et procurator bonus tam in causa chanonica quam civili, qui ex sua industria naturali et procuratione sollicita quasi per totum monasterium Sancte Iuliane est constructum ex sua discreta ordinationeª99 .
Bendefende ´Poliª, nel 1253, compare tra i testimoni, anche insieme allo stesso cardinale (cfr. docc. nn. 2, 73), ed Ë agente per il monastero (cfr. doc. n. 3), ancora nel 1255 Ë testimone (cfr. doc. n. 57). Nel 1258, durante la guerra tra Perugia e Gubbio, a sua istanza alcuni uomini sarebbero rimasti in cittý ´causa serviendi dominabus penitentie de porta Sancti Petriª da identificarsi probabilmente con le monache di S. Giuliana100 .
Che vi fosse un giro di conoscenze e di rapporti interpersonali Ë innegabile se, ad esempio, nel 1255 Bendefende ´Poliª compare tra i testimoni dell'atto in cui Benvenuto di Pero di Domenico Corboli vende a Riccardo camerario, ricevente a nome del cardinale Giovanni, vari immobili nella parrocchia di S. Martino del Verzaro (cfr. doc. n. 56). Tuttavia anche se Bendefende ´Poliª ebbe una qualche parte nell'istituzione del monastero, questa cade nell'ombra, oscurata, inevitabilmente, dalla figura del cardinale che s'impone quale patrocinatore nel dare al monastero una sua precisa collocazione nell'Ordine e nella cittý. Nessun ruolo Ë riservato al vescovo della cittý: tra comunitý monastica ed autoritý pontificia Ë evidente la grande mediazione del cardinale.

6) .Espansione

Dopo il 1253 si assiste, attraverso la documentazione disponibile, ad una vera fase di espansione economico-patrimoniale del monastero. Le vie per l'acquisizione dei beni immobili emergenti dai documenti sono per lo pi˜ quelle delle compere, delle donazioni e delle permute.
Si possono individuare, con una certa precisione, i poli d'espansione del monastero.
Giý nel privilegio solenne del 1253 il Pontefice conferma i beni che il monastero di S. Giuliana aveva cominciato a possedere presso Ponte S. Giovanni e presso Pila, consistenti in vigne, prati, boschi, pascoli, corsi d'acqua e mulini. Sono questi i primi due nuclei del costituendo patrimonio immobiliare, destinato ad accrescersi sia con l'acquisto di parti di mulini a Ponte S. Giovanni (cfr. docc. nn. 3, 5), sia con l'acquisto di proprietý terriere nell'area corcianese che per la loro consistenza verranno a costituire uno dei pi˜ solidi nuclei patrimoniali del monastero (cfr.doc. n. 68).
Nel 1255, con un atto di donazione di Benvenuto di Pietro di Domenico Corboli, S. Giuliana si espande verso il nord della cittý ricevendo 4 mulini, selve, oliveti e vigne nella zona oggi identificabile con il Bulagaio, Ponte Rio ed aree circonvicine (cfr. doc. n. 53).
E' opportuno far notare subito come la ´strategia espansionisticaª perseguita dal monastero sembra procedere secondo un disegno prestabilito. CosÏ nello stesso anno 1255 viene acquistato un mulino a Pretola al prezzo di ben 1600 lire (cfr.doc. n. 57), in modo da formare una specie di semicerchio da Ponte Rio a Ponte S. Giovanni attraverso Pretola. Nel 1256 la compera di terre e casalini a Monte Frondoso (cfr. doc. n. 70) - localitý quasi equidistante da Pila e da Corciano - sembrerebbe avvalorare l'ipotesi d'un disegno espansionistico non casuale. In tal senso il culmine di questa prima fase di espansione si puÚ individuare nell'acquisto, nel 1257, di una rilevante quantitý di beni - ivi inclusi i diritti su di una famiglia di coloni - nelle parti di S. Egidio di Colle e di Collestrada, localitý entrambe prossime a Ponte S. Giovanni, da Todino Coppoli e da suo figlio (cfr. doc. n. 14).
Nel giro di un quinquennio - 1253-1257 - i poli di espansione sembrano essere definiti in quattro aree gravitanti a sud-ovest su Pila, ad ovest su Corciano, a nord su Ponte Rio-Casamanza, ad est su Ponte S. Giovanni-S. Egidio (cfr. carta I).
Una volta fissati questi nuclei centrali, la documentazione lascia intendere l'agire avveduto del monastero che sembra tendere a rinsaldare, con successivi ampliamenti, i nuclei iniziali secondo una logica che aziona un processo d'accorpamento. Tale processo Ë facilmente deducibile dalle descrizioni dei confini dei nuovi acquisti nelle quali compaiono beni giý di proprietý del monastero di S. Giuliana.
Nel corso del 1256 altre terre vanno ad ampliare i possedimenti posti nell'area di Ponte Rio-Casamanza a nord (cfr. docc. nn. 45, 47, 48, 50). Il patrimonio a S. Egidio viene ad incrementarsi subito dopo la prima notevole acquisizione (cfr.doc. n. 21) e continuerý ad ampliarsi sistematicamente negli anni successivi (docc. nn. 16, 18, 19, 20, 22) grazie ai rapporti instauratisi tra il monastero e la famiglia Coppoli. Un membro di questa famiglia - Fomagio di Guiduccio - sarý colui che, nel 1259, con la sua donazione (doc. n. 65) consentirý l'ampliamento nella zona ovest - area corcianese - dei beni del monastero.
Oltre agli atti di compere e di donazioni il monastero di S. Giuliana attua una ´politicaª di permute tesa ad accorpare i possedimenti. Giý nel 1257 si ha una permuta tra il monastero di S. Angelo di Chiaserna, diocesi di Gubbio, e quello di S. Giuliana in cui quest'ultimo, cedendo delle terre nel contado eugubino, pi˜ 130 lire, entra in possesso di proprietý in cittý - nel rione di porta S. Angelo -, nell'area di S. Marco, non lontana dalla zona di Ponte Rio e, quale punta nord, nelle pertinenze di S. Donato d'Ancaiano (cfr. doc. n. 58).
Nel 1262 compaiono altri atti di permuta, evidentemente perchÈ il monastero, dopo i primi anni, si era costituito un solido retroterra patrimoniale che gli consentiva di procedere a scambi al fine, probabilmente, di migliorare l'assetto territoriale dei possedimenti. Non a caso nel gennaio dello stesso anno Bonaguida di Guglielmo cede alla badessa Marina delle terre a Corciano, confinanti con i beni del monastero, in cambio di altre sempre a Corciano ed a Pila, forse pi˜ ´scomodeª (cfr. doc. n. 66). Nell'ottobre ancora Bonaguida scambia con Marina un pezzo di terra nella zona di Corciano in cambio di uno in quella di Casamanza (cfr.doc. n. 67)101 .
Le descrizioni delle varie proprietý inducono a una constatazione: accanto a terre, in genere coltivate, spicca il possesso di mulini che doveva conferire all'economia del monastero una maggiore soliditý ed autosufficienza.
Poco sappiamo, per questo secolo, sul tipo di gestione degli immobili terrieri e dei mulini. Gli scarsi documenti lasciano trasparire normali contratti di enfiteusi102 e di cottimo103 . Circa i mulini, a volte posseduti in comproprietý, un unico atto del 1254 consiste nella concessione venticinquennale di una chiusa in cambio della custodia e della riparazione della medesima (doc. n. 12).
Accanto alle proprietý terriere il monastero viene acquisendo diritti su chiese: cosÏ, ad esempio, sulla metý della chiesa di S. Martino del Verzaro a Perugia, su S. Donato d'Ancaiano (cfr. doc. n. 59) e su S. Egidio di Colle (doc. n. 25) (cfr. testo Cardinali, Questioni ecclesiastiche). Quest'ultima, al centro di un vasto nucleo patrimoniale del monastero, acquisterý sullo scorcio del secolo XIII, in occasione della sua consacrazione e del cimitero, diritti d'indulgenza, cosicchÈ l'area di proprietý del monastero otterrý un certo margine di prestigio devozionale104 .
7) .Aspetti di vita del monastero
La resistenza dell'ordine cistercense ad accogliere nel proprio interno monasteri femminili Ë ben nota105 ; ciononostante, ´le XIIIe siËcle est le grand siËcle des couvents de moniales ª106 . E' in tale contesto generale che s'inserisce il monastero perugino di S. Giuliana.
Le abbazie cistercensi formavano delle catene di filiazioni e si Ë giý accennato che il monastero di S. Giuliana fu assegnato alla visita dell'abate di S. Galgano nel 1253 (doc. n. 84); questi líaccolse come filia specialis nel 1254 (doc. n. 85). Tale assegnazione fu ratificata dall'abate di CÓteaux nel 1260 tempore capituli generalis (cfr. doc. n. 82) ed immediatamente comunicata al monastero dal cardinale Giovanni (cfr. doc. n. 83). Questo atto ufficiale non ha riscontro negli Statuta editi dal Canivez, dove invece S. Giuliana compare sotto l'anno 1267 quando si stabilisce che ´sit filia de Clientoª107 . In realtý David, monaco di S. Galgano, appare costantemente presente quale testimone negli atti stipulati dal monastero fin dal 1253 ed insieme al monaco Giovanni dimorerý presso il monastero; lo stesso pontefice Alessandro IV, nel 1257, elenca il monastero di S. Giuliana tra le filie di S. Galgano108 . Tuttavia nel medesimo 1257 Ë procuratore del monastero Giovanni da Morra, monaco cistercense di Chiaravalle ´de Clienteª (cfr. docc. nn. 58, 59) il che proverebbe l'esistenza di rapporti con quest'altro monastero. La documentazione compulsata non consente di accertare se vi sia stata una filiazione diversa109 , tanto pi˜ che nel 1294 Ë procuratore del monastero di S. Giuliana un monaco di S. Galgano110 al cui abate il monastero perugino appare soggetto anche nel secolo XIV111 .
La documentazione, salvo eventuali altri reperimenti, fa difetto sul numero e sull'identitý delle monache nel corso del secolo. Un solo documento del 1262 produce un elenco nominale di 30 suore112 , quanto basta per avere l'idea d'una comunitý consolidata, ma insufficiente per sapere la provenienza delle monache.
Il rispetto della rigida clausura rendeva indispensabile munire le abbazie femminili di una posizione economica tale per cui le monache non fossero costrette ad uscire dal chiostro per procurarsi di che vivere113 . Di necessitý viene perciÚ superato il discorso della iniziale povertý114 , e del resto ormai tutto l'Ordine aveva assunto connotati di potenza economica115 . Non fa quindi meraviglia che nel corso della seconda metý del secolo XIII il monastero di S. Giuliana si caratterizzi per la sua espansione economico-patrimoniale. ´Il est Èvident - ha scritto Micheline De Fontette - que les activitÈs que l'administration de ces biens et l'exercice de ces droits reprÈsentaient ne pouvaient Ètre entiËrement remplis par l'abbesse, ý laquelle incombait dÈjý la direction intÈrieure de la maison, - et qui, de plus, devait demeurer cloÓtrÈe. C'est lý qu'apparut la nÈcessitÈ de lui adjoindre des aides, un personnel spÈcialisÈ...ª116 non sottoposto ai vincoli della clausura. Questo personale Ë identificabile nei procuratori e nei conversi.
Tra i primi figurano alcuni membri della familia del cardinale Giovanni da Toledo (si veda il testo della Cardinali); personaggi perugini non privi di qualche rilievo quali Bendefende ´Poliª di cui si Ë parlato, i fratelli Bonafidanza117 e Bonaguida118 di Guglielmo di Buchero,notai e giudici di porta S. Pietro, che con il monastero stabilirono rapporti strettissimi non solo agendo per esso, ma stipulando contratti di permuta con il medesimo; per di pi˜ Bonaguida Ë di frequente il notaio rogante gli atti del monastero.
Circa i conversi la documentazione duecentesca del monastero di S. Giuliana fa conoscere, dal 1253 in poi, alcuni nomi quali Crescio, Benedetto, Bonfigliolo (cfr. ad indicem); tal frate Angelo Ë familiare ed un altro familiare Ë Martino di Cozzolo fatto procuratore nel 1262119 . Del solo Bonfigliolo di Paganello sappiamo che doveva avere posseduto della terra in localitý ´Burgagineª passata, non si sa con quale atto, al monastero (cfr. doc. n. 67)120 .
Non mancarono al monastero, dopo il 1253, altri favori pontifici. Nel 1257 Alessandro IV lo prende in ius et proprietatem beati Petri121 ; nel 1265 altri privilegi giungono al monastero da parte di Clemente IV che conferma la protezione della Sede Apostolica, i possedimenti (cfr. doc. n. 81) e le immunitý ed esenzioni dal pagamento delle tasse imposte dal potere civile (doc. n. 80). Altre tre lettere di Clemente IV riguardano conferme di passaggi di diritti e di proprietý (cfr. nn. 44, 63, 64).
Nel 1283 Martino IV, in tempo d'interdetto, consente al monastero la celebrazione degli offici divini122 . Questi documenti provano il pieno inserimento del monastero nel reticolato urbano religioso-insediativo di Perugia.

8) .Monastero e cittý

Se non Ë facile tracciare una tipologia degli insediamenti monastici nella cittý ed in prossimitý di Perugia, sempre che abbia senso parlare di tipologia123 , si propone comunque qualche considerazione, suggerita dalla carta II.
Vi si indica la dislocazione di gran parte degli istituti religiosi a Perugia ed area circonvicina, circa l'anno 1280. La scelta non Ë casuale: il capitolo 413 dello statuto del comune di Perugia del 1279 nello stabilire monasteri e luoghi religiosi da proteggere ne produce un ragguardevole elenco124 . CiÚ consente di cogliere una realtý in fieri, ma orientata verso una certa stabilitý. I luoghi religiosi menzionati sono un punto d'arrivo nella dinamica religioso-insediativa della cittý. I tre grandi insediamenti degli ordini Mendicanti - francescani, domenicani, agostiniani -, ad esempio, hanno ormai giý da qualche tempo trovato la loro sede definitiva; altri, come i Servi di Maria ed i carmelitani, entreranno poco dopo in cittý, come anche i monaci silvestrini. Tra gli insediamenti femminili il monastero di Monteluce, il pi˜ antico attestato in cittý (1218), poteva giý vantare una lunga storia legata allíevoluzione degli insediamenti di ispirazione clariano-damianita125 .
Circa gli anni '80 del '200 Perugia si presenta come caso tipico di una cittý in espansione dove i nuovi Ordini hanno giý trovato o stanno per trovare spazio, ma dove quelli ´tradizionaliª, come il monastero di S. Pietro, mantengono la loro soliditý, non senza nuove affermazioni come appunto il monastero di S. Giuliana.
Uno sguardo alla carta II lascia intravedere come la cittý fosse circondata da una cintura d'insediamenti monastici, per lo pi˜ femminili e prevalentemente benedettini: caso o programmazione? Se questa domanda resta senza risposta, si puÚ ritenere che un tipo d'insediamento prossimo alla cittý costituisse un reciproco vantaggio: i singoli istituti religiosi potevano in qualche modo fruire della ´protezione ª del grande centro abitato, conservando nel contempo la loro ´natura ruraleª; viceversa, la cittý trovava nelle sue immediate vicinanze dei punti di riferimento che talvolta diverranno poli per direttrici di sviluppo urbano126 . La loro posizione logistica puÚ definirsi intermedia: non in cittý, ma neppure in piena ed isolata campagna; nÈ si puÚ ignorare quel margine di ´sicurezzaª che un forte insediamento religioso poteva offrire.
Con il monastero di S. Giuliana suonano estranee e lontane le parole ´In civitatibus, castellis, villis nulla construenda esse coenobiaª127 ; del resto una posizione isolata non doveva convenire ad un monastero femminile. Ma nel caso specifico si ha anche un'altra impressione: la volontý cosÏ determinata di favorire il monastero di S. Giuliana da parte del cardinale palesa l'intenzione di impiantare un saldo insediamento cistercense in cittý, quasi a voler recuperare spazio in rapporto, ad esempio, a S. Maria di Monteluce, proponendo alla cittadinanza un'altra sede monastica di dignitý quasi pari. Logisticamente e strategicamente il monastero di S. Giuliana sembra bilanciare quello di S. Maria di Monteluce: attribuire tutto al caso riesce francamente difficile!
Non si puÚ parlare di rigida tipologia neppure all'interno di insediamenti dello stesso Ordine se si osserva che il monastero di S.Tommaso, qualora lo si voglia considerare di monache cistercensi128 , pur collocandosi ai margini della cittý, Ë tuttavia in posizione ´pi˜ ravvicinataª in rapporto a quello di S. Giuliana, la cui collocazione appare invece simile a quella delle Clarisse di Monteluce.
La quantitý delle fondazioni monastiche femminili ormai bene si comprende, da un lato, alla luce della vitalitý e delle profonde istanze religiose dei secoli XII e XIII, e, dallíaltro lato, alla luce ormai gettata sulla condizione della donna nel Medioevo, quando la vita religiosa in generale si propone come sfogo ´naturaleª per líalternativa sistemazione economico-sociale femminile.
La stessa cittý ha cura di proteggere i loca religiosa senza dubbio per motivi di pietý e di devozione, ma anche perchÈ questi venivano ad essere un tutt'uno con il reticolato urbano e suburbano, anzi di questo venivano ad essere una specie di tessuto connettivo, una parte integrante della cittý e dei suoi sobborghi che il potere civile non poteva trascurare. Viene fatto di pensare che il comune avesse una cura particolare proprio per certi luoghi quasi strategicamente collocati come, ad esempio, i monasteri di S. Francesco delle Donne, S. Sperandio, S. Tommaso, S. Spirito, S. Margherita, oltre ai tre ordini Mendicanti inseriti nei borghi in espansione ed i monasteri di Monteluce e S. Giuliana posti ´a vedettaª l'uno del rione di porta Sole e l'altro tra porta Eburnea e porta S. Pietro.
Attorno al monastero di S. Giuliana, come attorno agli altri istituti monastici e conventuali, viene a ruotare tutto un mondo di persone. I procuratori, come si Ë accennato, personaggi di prestigio che agendo per un insediamento religioso, specie se di notevole entitý, acquistavano ancor pi˜ credito e dignitý, non senza, come i fratelli Bonafidanza e Bonaguida di Guglielmo, qualche concreto vantaggio. I conversi trovavano cosÏ, come Ë noto, una loro collocazione di status laico-religioso configurandosi per altro come figure-ponte tra la comunitý vera e propria e le necessitý di rapporti con il mondo esterno. NÈ il monastero mancÚ di guadagnarsi stima e fiducia come prova la disposizione di Urbano IV nel 1261 da cui si sa che Arlotto, notaio papale, aveva depositato i suoi beni presso il monastero129 . Eí attivo attorno ad esso un mondo di donatori e di fautori come la famiglia Coppoli - una cui rampolla entrerý nel monastero col nome di suor Eugenia - che, secondo il Bartoli Langeli, si sarebbe accollata la dotazione iniziale del monastero130 . L'asserzione va ridimensionata conoscendo ormai il ruolo preminente e determinante del cardinale Giovanni da Toledo, ma rimane inconfutabile la quantitý e l'importanza degli atti stipulati tra monastero e membri della famiglia.
Non si puÚ escludere che i Coppoli siano stati inizialmente coinvolti ´casualmente ª quali detentori di una concessione perpetua di un vasto tenimentum nelle pertinenze di S. Egidio da parte dell'abate di Monte Acuto131 , ma Ë noto che la famiglia non svolse solo un ruolo di rilievo nella vita politico-civile della cittý, anzi l'intero ´clanª palesa un'intensa vita religiosa: due membri della famiglia furono abati di S. Pietro; Giacomo di Bonconte Ë definito vir religiosus, Bonifacio di Giovanni fu canonico della Cattedrale, un Uguccione fu domenicano132 . Tutto lascia supporre che la famiglia abbia agito con accortezza ed avvedutezza, non precludendosi alcuno spazio, ma anzi possibilmente conquistandone di nuovi. In questa articolata strategia, s'inserisce il rapporto Coppoli-monastero di S. Giuliana: un rapporto di reciproca utilitý dal momento che il monastero necessitava di potenti appoggi133 .

Per concludere

Esistente fin da prima degli anni '50 del secolo XIII, il gruppo delle domine di S. Giuliana, acquistÚ soliditý, anche patrimoniale, grazie al ruolo preminente svolto dal cardinale Giovanni da Toledo che agÏ nella duplice direzione del riconoscimento e favore di parte pontificia e díinserimento della nuova fondazione femminile in seno allíordine cistercense. Líincorporazione nellíOrdine avvenne, infatti, per intervento superiore (papa e cardinale). Si Ë giý accennato alla renitenza dellíOrdine ad incorporare fondazioni femminili, ma quando queste erano ben sostenute le drastiche deliberazioni dei capitoli generali non avevano effetto; forse ebbero una funzione di contenimento, ma non di radicale esclusione dellíuniverso femminile dallíintegrazione nellíOrdine. » probabile che in un primo tempo le domine di S. Giuliana non abbiano ottenuto alcun riconoscimento perchÈ non sufficientemente sostenute. La filiazione a S. Galgano Ë determinata dallo stesso cardinale134 , mentre rimane non chiaro il rapporto con Chiaravalle di Fiastra. Se non compare alcun ruolo del vescovo della cittý, non sono certo eludibili i legami stabiliti tra la comunitý monastica e Bendefende ´Poliª nÈ sono trascurabili i rapporti con la famiglia Coppoli. Il consolidarsi del monastero di S. Giuliana fu probabilmente líesito del convergere di pi˜ energie favorevoli cosicchÈ S. Giuliana fu uno dei primi monasteri ad acquisire un ruolo stabile in cittý sia per la protezione accordata dai pontefici, sia per la precisa collocazione in un Ordine, sia per consistenza economico-patrimoniale, sia per numero di religiose [30 nel 1262, anche se Monteluce ne aveva quasi il doppio135 ], sia per sistemazione logistica nella fascia immediatamente suburbana, quasi a controbilanciare il monastero di Monteluce.
Se il primo sviluppo monastico femminile di Perugia, a metý secolo XIII, appare d'impronta benedettina (S. Caterina, S. Margherita, S. Francesco delle DonneÖ..) Ë pur vero che síimpongono realtý nuove: Monteluce sullíonda della novitas clariano-damianita, S. Giuliana sullíonda della corrente monastico riformata cistercense. I due monasteri tennero in Perugia il primo posto per soliditý patrimoniale e numero di religiose ed ebbero, pur nellíoriginaria diversitý díispirazione, uno sviluppo analogo: líobbligo del rispetto della rigida clausura fece di entrambi i monasteri dei potenti enti proprietari.

1 * Il testo che qui si propone Ë una rielaborazione riveduta ed aggiornata della prima parte (pp. 509-532) del contributo di G. Casagrande-P. Monacchia, Il monastero di S. Giuliana a Perugia nel secolo XIII, in Benedictina, 27 (1980), pp. 509-571.
Per riferimenti generali cfr. G. Penco, Storia del monachesimo in Italia, 3a Ed., Milano 1995, pp. 240-247; si veda la cartina delle abbazie cistercensi in Italia in J. M. Canivez, CÓteaux, in Dictionnaire d'histoire et de gÈographie ecclÈsiastiques, 12 (1953), coll. 875-876; per alcune zone d'Italia cfr. R. Manselli, Fondazioni cisterciensi in Italia Settentrionale, nel vol. A. Fliche-V. Martin-J. Rousset de Pina, Dal Primo Concilio Lateranense all'avvento d'Innocenzo III, in A. Fliche-V. Martin, Storia della Chiesa, IX/1, Torino 1974, pp. 375-396; E. DuprÈ theseider, Sugli inizi dello stanziamento cisterciense nel Regno di Sicilia, nel vol. Studi Medievali in onore di A. De Stefano, Palermo 1956, pp. 203-218; un elenco di abbazie e monasteri cistercensi di antica fondazione in T. Moscatelli, Il S. Ordine Cisterciense in Italia, in LíItalia benedettina, Roma 1929, pp. 505-507; un prospetto di 85 insediamenti maschili in L. J. Lekai, Cistercensi, in Dizionario degli Istituti di Perfezione, 2 (1975), coll. 1089-1090. Cfr. anche il volumetto di carattere divulgativo B. G. Bedini, Breve prospetto delle Abazie Cistercensi d'Italia, Casamari 1966. Brevi riferimenti in M. Pacaut, Monaci e religiosi nel Medioevo, trad. it., Bologna 1989, pp. 203-204. Di notevole utilitý le messe a punto di G. Viti, I cistercensi in Italia, in L. J. Lekai, I Cistercensi. Ideali e Realtý, Certosa di Pavia 1989, pp. 501-540 e di L. Dal Prý, Abbazie cistercensi in Italia, Ibid., pp. 541-587 con rinvii bibliografici.

2 A. Dimier, Les fondations de saint Bernard en Italie, in Analecta Sacri Ordinis Cisterciensis, 13 (1957), pp.63-68; Viti, I cistercensi in Italia, pp. 502-504.

3 NonchÈ S. Martino al Cimino e S. Croce del Chienti, cfr. Pacaut, Monaci e religiosi nel Medioevo, p. 204.

4 F. van der Meer, Atlas de líOrdre cistercien, Amsterdam-Bruxelles 1965, p. 73, nota 459.

5 Ibid., nota 484; lo stesso numero di 70 in Canivez, CÓteaux, in Dictionnaire, col. 953.

6 F. Hervay, Notes critiques sur l'´Atlas de l'Ordre cistercienª, in Analecta Sacri Ordinis Cisterciensis, 23 (1967), p. 138, nota 1.

7 Ibid., p. 149.

8 Abbazie cistercensi in Italia.

9 Lekai, I Cistercensi. Ideali e Realtý, pp. 419-429; Viti, I cistercensi in Italia, pp. 525-528.

10 Il complesso monastico, dopo essere stato utilizzato come Ospedale Militare, Ë attualmente sede scuola militare; la chiesa, ancora officiata, conserva affreschi della seconda metý del '200; chiostro e campanile sono dei secc. XIV-XV. Cfr. S. Siepi, Descrizione topologico-storica della cittý di Perugia, Perugia 1822, pp. 687-696; E. Ricci, La chiesa di S. Prospero e i pittori del Duecento, Perugia 1929, pp. 117-136; M. Boskovits, Pittura umbra e marchigiana fra Medioevo e Rinascimento, Firenze 1973, p. 9; per gli aspetti architettonici cfr. A. MuÒoz, Matteo Gattaponi da Gubbio e il chiostro di S. Giuliana in Perugia, in Bollettino d'Arte 1922-23, pp. 295ss. che attribuisce al Gattaponi il chiostro di S. Giuliana; U. Tarchi, L'arte medioevale nell'Umbria e nella Sabina, IV, Milano 1940, tavv. CLIII-CLVIII; P. Toesca, Il Trecento, Torino 1951, pp. 65, 136, fig. 51. Manca ancora un aggiornato studio specifico sugli affreschi e sulla struttura architettonica del complesso.

11 E. Nasalli Rocca, I monasteri cistercensi femminili di Piacenza, in Rivista di Storia della Chiesa in Italia, 10 (1956), pp. 271-274.

12 Ibid. Cf., ad esempio, la fondazione di Santa Maria di Rifreddo ad opera di Agnese di Saluzzo (1219-1221) (C. E. Boyd, A Cistercian nunnery in medieval Italy. The Story of Rifreddo in Saluzzo, 1220-1300, Cambridge 1943, pp. 41-44).

13 Tra questi, Timoteo Bottonio (sec. XVI) annota che il monastero di S. Giuliana ´fu cominciato a fabbricare l'anno 1292ª (F. Meniconi, Memorie storiche raccolte dalle opere di Timoteo Bottonio, Perugia, Archivio del monastero di S. Pietro = ASPi, CM 351, p. 17); Francesco Riccardi (sec. XVII) ripete tale data (Memoriarum diversarum ecclesiarum civitatis Perusiae, ASPi, CM 398-399, pp. 234-235); cosÏ pure C. Crispolti, Perusia Augusta, Perugia 1648, p. 166; Arrigo Agostini (sec. XVIII) aggiunge errore ad errore dicendo ´1292. Fu Bendofonte perugino domenicano familiarissimo del cardinale Giovanni vescovo Portuense dell'ordine dei Cistercensi del titolo di S. Rufina con disegno del celebre nostro Alessi, pregÚ detto cardinale a fabbricare il monasteroª: Diversa ovvero annali della Chiesa Perugina, ASPi, CM 231, p. 612; si noti che l'architetto Alessi visse nel secolo XVI! Cfr. anche B. Orsini, Guida al forestiere per l'Augusta Cittý di Perugia, Perugia 1784, p. 330.

14 Lo Iacobilli ne dý l'edificazione nel 1245 (L. Iacobilli, Vite de' santi e beati dell'Umbria, III, Foligno 1661, p. 384). A lungo si soffermÚ sull'argomento Carlo Baglioni (secc. XVII-XVIII) compilando un intero scritto sulla Storia dell'Ordine Cistercense e del monastero di S. Giuliana di Perugia che attualmente riesce assai confuso; il Baglioni non stabilisce una data precisa, lascia perÚ intendere che il monastero doveva esistere fin dagli anni '40 circa e sostiene che un gruppo di pi˜ personaggi avrebbe concorso all'erezione del monastero, riporta quale documento di fondazione il privilegio di Innocenzo IV del 1253 (datandolo 1254) (ASPi, CM 349). Agli stessi anni ne riconduce l'istituzione un anonimo compilatore di ´Notizie del monastero di S. Giulianaª (ASPi, Mazzo LXXII, 2) secondo cui il monastero sarebbe stato incorporato nell'ordine cistercense nel 1255. Vincenzo Cavallucci (sec. XVIII), Memorie Auguste ovvero annali della Chiesa Perugina, Perugia, Biblioteca Dominicini, ms. 64, p. 101: ´ReplicÚ il pontefice [allude a Gregorio IX] altre lettere nell'istesso anno [1235]... e le diresse ad altre donne perugine... cosÏ si eressero due monasteri, uno col titolo di Santa Elisabetta e di S. Maria Madre Vergine e perÚ creder si fosse variato in quello di S. Giorgio, che poi fu trasferito a S. Tommaso, o di S. Margherita detta dei Borgognoni, che furono cistercensi, e l'altro di S. Maria e di S. Giuliana che si conservÚ sotto la cura dei cistercensi...ª. Circa i due monasteri di S. Giorgio e S. Tommaso cfr. ora G. Casagrande, Movimento religioso femminile e monasteri cistercensi in Umbria. Il caso della diocesi di Perugia, in San Bernardo e i cistercensi in Umbria, a cura di G. Viti, Certosa di Firenze 1995, p. 98. .

15 F. Ciatti, Delle memorie annali et istoriche delle cose di Perugia, II, Perugia 1638, pp. 361-362 annota che nell'anno 1253 si procedette ad acquisti di case dove poi, nel 1255, sarebbe sorto il monastero di S. Giuliana; A. Lubin, Abbatiarum Italiae brevi notitia, Roma 1693, pp. 288-289 registra che l'abazia sarebbe stata fondata dal cardinale Iohannes Angelus de Toledo circa il 1250; F.M.Galassi, Arme di alcuni cardinali e vescovi, ASPi, CM 110, cc. lr-2r asserisce che si ´eresse S. Giuliana non nel 1292, ma molti anni innanziª e pi˜ esattamente nel 1253, anno del privilegio d'Innocenzo IV; G. Belforti-A. Mariotti, Cittý, Porta Eburnea, ASPi, CM 290, pp. 11-20 confutano anch'essi la data del 1292 rifacendosi al suddetto privilegio. Quanto alla menzione del monastero di S. Giuliana nel Liber censuum di Cencio camerario si puÚ agevolmente pensare ad un'aggiunta posteriore, come giý facevano notare gli stessi Belforti-Mariotti (Cittý, Porta Eburnea, p. 11). Un controllo sull'originale permette di constatare subito la varietý delle mani (Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat., 8486, c. 27r; cfr. P. Fabre, Le liber censuum de l'Šglise Romaine, I, Paris 1905, p. 85, nota 3): pertanto il monastero di S. Giuliana potrebbe essere stato aggiunto dopo la lettera di Alessandro IV del 1257 (cfr. nota 121). Non aggiungono nulla circa la fondazione S. Siepi, Descrizione di Perugia. Annotazioni storiche, a cura di R. Roncetti, II, Perugia 1994, pp. 465-467; L. Bonazzi, Storia di Perugia, I, rist. Cittý di Castello 1959, p. 281; R. Gigliarelli, Perugia antica e moderna, Perugia 1907, p. 387.

16 F. Ciatti, Delle memorie, p. 362; 0. Lancellotti, Scorta Sagra, ASPi, CM 302, cc. 1589-1591; C. Baglioni, Storia dell'Ordine, p. 188; V. Cavalucci, Memorie Auguste, p. 102 ed altri sostengono che fu Benaudito il vescovo che favorÏ il nascente monastero; F. Mariottelli, Memorie de' vescovi della cittý di Perugia, Perugia, Biblioteca Comunale, ms. 1174, c. 8r; F. Ughelli, Italia sacra, I, Venezia 1717, col. 1161; F.M. Galassi, Arme, c. 2r e G. Belforti ed A. Mariotti, Cittý, Porta Eburnea, p. 14 parlano invece del vescovo Frigerio. In realtý la cronotassi dei vescovi di Perugia Ë tutta da rivedere: Benaudito sarebbe morto tra il 27 marzo ed il 4 settembre 1253 e Frigerio Ë documentato nel 1254: cfr. A. Bartoli Langeli, I vescovi di Perugia e di Chiusi durante il pontificato d'Innocenzo IV, in Rivista di Storia della Chiesa in Italia, 27 (1973), pp. 3, 7-8, 16.
Di recente il Bartoli Langeli cosÏ fissa la successione: Benaudito 1248-1253; Frigerio 1253-1254 (A. Bartoli Langeli, Nello sviluppo dellíetý comunale. I vescovi del secolo XIII, in Una Chiesa attraverso i secoli. Coversazioni sulla storia della Diocesi di Perugia.I. Le origini e líetý medievale, a cura di G. Casagrande, Perugia 1995, p. 22).

17 L. Iacobilli, Vite de' santi, p. 384 parla di Ottone Bianco e di Giovanni Franciogia borgognone; C. Baglioni, Storia dell'Ordine, pp. 64ss. cita addirittura sia Ottone Bianco che due diversi Giovanni: uno francese ed un inglese della famiglia dei Toledo; V. Cavallucci, Memorie Auguste, p. 100 menziona Oddone Bianchi e Giovanni Franciogia. Tra gli eruditi che indicano un solo cardinale fondatore del monastero F. Ciatti, Delle memorie; F. Riccardi, Memoriarum; 0. Lancellotti, Scorta Sagra, ricordano ancora Giovanni Franciogia; F.M. Galassi, Arme, cc. lr-2r e 128v; A. Agostini, Diversa; G. Belforti-A. Mariotti, Cittý, Porta Eburnea eSiepi, Descrizione di Perugia. Annotazioni storiche, p. 466ne ritengono unico fondatore Giovanni da Toledo. In pieno '800, nel fervore della polemica sulla destinazione del monastero ad ospedale militare, si ricordano la data del 1253 ed il nome del cardinale Giovanni da Toledo (Perugia, Biblioteca Comunale, Carte Rossi Scotti, ms. 2745, fasc. E). Le evidenti confusioni dei pi˜ antichi eruditi furono probabilmente ingenerate da due diversi errori; il primo circa il termine Albus ritenuto non un appellativo per i cardinali cistercensi in genere, ma solo per Ottone dei marchesi di Monferrato (talvolta addirittura scambiato per una specie di cognome: Ottone Bianchi); il secondo l'aver preso per veramente esistito un card. Giovanni Franciogia invece di Giovanni da Toledo, inglese (cfr. nota 98).

18 E. Ricci, La Chiesa di S. Prospero, pp. 117-119.

19 A. Pantoni, Monasteri sotto la regola benedettina a Perugia e dintorni, in Benedictina, 8 (1954), pp. 242-243; L.H. Cottineau, RÈpertoire topo-bibliographique des abbayes et prieurÈs, II, M’con 1937, col. 2254, si limita a ripetere quanto scrisse il Lubin. Per dare un'idea della poca chiarezza basti ricordare che il Cacciamani elenca il monastero di S. Giuliana tra le fondazioni camaldolesi: G.M. Cacciamani, Un contributo alle celebrazioni in onore del Beato Angelo di Gualdo Tadino, Camaldoli 1961, p. 17.

20 Casagrande- Monacchia, Il monastero di Santa Giuliana..

21 G. Dickson, Master John of Toledo (Tolet) the ëAlbus Cardinalisí (d. 1275) in Perugia; St. Julianaís head; and a midfourteent-century calendar from Santa Giuliana di Perugia in the University of Edinburgh Library (EUL.MS. 29), in Bollettino della Deputazione di storia patria per líUmbria, 81 (1984), pp.25-75.

22 Negromanzia cfr. Salimbene de Adam, Cronaca, trad. it. di B. Rossi, Bologna 1987, 18 98, 2020; medicina cfr. Et coquatur ponendo, Prato 1996, pp. 65-66.

23 Dickson, Master John of Toledo, p. 52.

24 G. Casagrande, Religiositý penitenziale e cittý al tempo dei comuni, Roma 1995, pp. 361-362; 381-382.

25 P. H–hler, Frauenkl–ster in einer Italienischen Stadt, in Quellen und Forschungen, I, 67 (1987), pp.1-107; II (1988), pp. 167-270.

26 Carte che ridono, Perugia-Roma 1987, pp. 245-246.

27 Casagrande, Movimento religioso femminile, pp. 75-109.

28 C. Cardinali, Il cartulario di Santa Giuliana di Perugia (ca. 1270), in Bollettino della Deputazione di storia patria per líUmbria, 92 (1995), pp. 43-128.

29 G. Spinelli, Il monachesimo benedettino in Umbria nellíetý di santíUbaldo, in Nel segno del santo protettore: Ubaldo vescovo, taumaturgo, santo, a cura di S. Brufani-E. MenestÚ, Perugia-Firenze 1990, pp. 51-69; G. Casagrande-A. Czortek, Monasteri e comuni in Umbria (secc.XI-XIII): appunti e considerazioni da un primo sondaggio, in Il monachesimo italiano nellíetý comunale (1088-1250). Atti del IV Convegno di Studi sullíItalia Benedettina (Pontida 1995), in corso di stampa; G. Casagrande-A.Czortek, I vallombrosani in Umbria: i monasteri di Cittý di Castello, in LíOrdo Vallisumbrusae tra XII e XIII sec. Gli sviluppi istituzionali e culturali e líespansione geografica (1101-1293). Atti del II Colloquio Vallombrosano (Vallombrosa 1996), in corso di pubblicazione.

30 Viti, I Cistercensi in Italia, pp. 509-510.

31 Gregorio IX tenne in stima l'ordine cistercense sulla linea dei suoi predecessori Innocenzo III e Onorio III. Sui rapporti tra Papato e cistercensi cfr. Canivez, CÓteaux, in Dictionnaire, coll. 933-940; per il periodo da Innocenzo III a Bonifacio VIII cfr. anche J. De La Croix Bouton, Histoire de l'Ordre de CÓteaux, Westmalle 1959, pp. 257-258; su privilegi e protezioni accordati ai cistercensi cfr. J.B. Mahn, L'Ordre Cistercien et son gouvernement des origines au milieu du XIIIe siËcle (1098-1265), ed. II, Paris 1951, pp. 156-169. In particolare i papi videro di buon occhio l'istituto del capitolo generale che proprio Gregorio IX indicherý quale modello agli altri ordini (Ibid., p. 239). Questo pontefice nella lettera del 3 luglio 1234, la famosa Fons sapientiae dove Ë comunicata la canonizzazione di s. Domenico, raffigura quattro quadrighe quale esercito di Cristo: la prima Ë retta dai martiri, la seconda dai benedettini, la terza dai cistercensi e florensi, la quarta dai frati Predicatori e Minori; Ë questo un riconoscimento ufficiale in un momento di particolare solennitý (Archivio Segreto Vaticano, Reg. Vat. 17, c. 191v; cfr. S. Sibilia, Gregorio IX, Milano 1961, p. 316).

32 Sulla politica monastica dei pontefici della prima metý del secolo XIII cfr. PH. Schmitz, Histoire de l'Ordre de Saint BenoÓt, III, Maredsous 1948, pp. 48-60; su Innocenzo III cfr. U. BerliËre, Innocent III et la rÈorganisation des monastËres bÈnÈdictins, in Revue BÈnÈdictine, 32 (1920), pp.22-42, 146-159; M. Maccarrone, Studi su Innocenzo III, Padova 1972, pp. 223-256.

33 U. BerliËre, Honorius III et les monastËres bÈnÈdictins, in Revue belge de philologie et d'histoire, 2 (1923), pp. 237-265, 461-484.

34 Questo pontefice emanÚ appositi statuti per richiamare i monaci ad un maggiore rispetto della vita monastica: cfr. PH. Schmitz, Histoire de l'Ordre, pp. 55-59; L. Auvray, Les registres de GrÈgoire IX, II, fasc. 7, Paris 1902, coll. 317-332.

35 R. Brentano, Due chiese: Italia e Inghilterra nel XIII secolo, Bologna 1972, p. 270.

36 Un primo elenco in Casagrande, Movimento religioso femminile, p. 105. Sto attualmente lavorando ad una migliore definizione di questo genere di insediamenti sia per un contributo su Presenza silvestrina in diocesi di Perugia nel secolo XIII sia per un lavoro su Aspetti del monachesimo in Umbria.

37 Su questo monastero, di origine remota, in mancanza di un moderno studio, cfr. P.F. Kehr, Italia pontificia, IV, Berolini 1909, rist. 1961, pp. 74-76; G. Iongelino, Notitia abbatiarum Ordinis Cisterciensis per orbem universum, Colonia 1640, pp. 82-87, L. Janauschek, Origines Cistercienses, I, Vienna 1877, p. 237, nota 597.Materiale appartenente a questa abbazia, dal secolo XIII in poi, Ë depositato presso l'Archivio di Stato di Perugia. Riferimenti a questo importante monastero si rinvengono in varie sedi: G. B. Mittareli-A. Costadoni, Annales Camaldulenses, voll. I, II, III, IV, VI. ad indicem; fondamentale per la documentazione relativa allíabbazia rimane Roberto da Monte Corona, Dissertazione circa i beni enfiteotici della celebre Abbadia di S. Salvatore giý di Monte Acuto, ora di Monte Corona, Perugia 1789; di recente cfr. M. Sensi, Cistercensi in Umbria, in S. Bernardo e i cistercensi in Umbria, pp. 56-59 (con vari rinvii bibliografici); S. Tiberini, Le signorie rurali nellíUmbria settentrionale (Perugia e Gubbio, secoli XI-XIII), Tesi di dottorato, Universitý di Perugia 1991, in corso di stampa, dove si evidenzia il dominatus loci di questo monastero; Casagrande, Movimento religioso femminile, pp. 93-95; Casagrande-Czortek, Monasteri e comuni in Umbria. Negli anni 20 del ë500 líabbazia, precedentemente caduta nel giro della commenda, fu incorporata nella riforma camaldolese di Paolo Giustiniani (cfr. voce Monte Corona, in Dizionario degli Istituti di Perfezione, 6 (1980), coll. 89-90).

38 Lo Iacobilli scrive: ´fu edificato líanno mille et otto sotto líOrdine Cistercenseª (Vite deí santi, III, p. 303) con evidente errore; Roberto da Monte Corona, Dissertazione, p. I; cfr. voce Monte Corona, in Dizionario degli Istituti di Perfezione.

39 P. L. Meloni, Monasteri benedettini in Umbria tra VIII e XI secolo nella storiografia di Ludovico Iacobilli, in Aspetti dellíUmbria dallíinizio del secolo VIII alla fine del secolo XI. Atti del III Convegno di Studi Umbri, Perugia 1966,p. 311.

40 Le carte dellíArchivio di S. Pietro di Perugia, a cura di T. Leccisotti-C. Tabarelli, I, Milano 1956, pp. 14-19; U. Nicolini, Scritti di storia, a cura di A. Bartoli Langeli-G. Casagrande-M.G.Nico Ottaviani, Perugia 1993, p. 237.

41 Gragorii VII registrum a cura di E. Caspar, in MGH (Epistolae selectae, II/2), I, Berolini 1955, pp. 140-150; cfr. Nicolini, Scritti di storia, pp. 141-242.

42 Die Briefe des Petrus Damiani, a cura di K. Reindel, 2, M¸nchen 1988 (Monumenta Germaniae Historica), pp. 28-29.

43 Roberto da Monte Corona, Dissertazione, pp. CXXI-CXXVIII; Mittarelli-Costadoni, Annales Camaldulenses, III, Venetiis 1758, coll. 420-423.

44 Roberto da Monte Corona, Dissertazione, pp. CXXIX-CXLIV; Mittarelli-Costadoni, Annales Camaldulenses, IV, Venetiis 1759, coll. 291-294; E. Winkelmann, Acta Imperii inedita saeculi XIII et XIV, I, Innnsbruck 1880, rist. 1964, pp. 172-174.

45 Tiberini, Le signorie rurali.

46 A. Bartoli Langeli, Codice diplomatico del comune di Perugia. Periodo consolare e podestarile (1139-1254), I, Perugia 1983, pp. 19-20.

47 Federico II non aveva certo dal canto suo motivo di cambiare politica nei riguardi di questo monastero tanto pi˜ che appare tra gli imperatori favorevoli allíordine cistercense, cfr. Viti, I cistercensi in Italia, p. 520; Penco, Storia del monachesimo, pp. 245-246.

48 M. Maccarrone, Studi su Innocenzo III, pp. 226ss. (in particolare pp. 330-334).

49 Nel 1196 Enrico VI conferma a S. Salvatore tutti i possedimenti ed incarica il suo nunzio, Enrico di Lantern, di ristabilire lo stesso monastero nel possesso imperiale (K. F. Stumpf Brentano, Die Kaiserurkunden, Innsbruck 1865-1883, (= Aalen 1964), n. 5038).

50 CosÏ Sensi, Cistercensi in Umbria,p. 58.

51 F. Frascarelli, La curia papalea Perugia nel Duecento, in Annali della Facoltý di Lettere e Filosofia dellíUniversitý di Perugia.2.Studi storico-antropologici, 15 (1977/1978), pp. 165-166; A. Paravicini Bagliani, La mobilitý della Curia Romana nel secolo XIII. Riflessi locali, in Societý e istituzioni dellíItalia comunale: líesempio di Perugia (secoli XII-XIV), I, Perugia 1988, p. 233.

52 A. Manrique, Annales Cistercienses, IV, Lione 1659, p. 491; L. Auvray, Les registres de GrÈgoire IX, I, fasc. 5, Paris 1896, n. 1979.

53 T. N. Kinder, I cistercensi. Vita quotidiana, cultura, arte, trad. it., Milano 1997, pp. 55-63.

54 L. Auvray, Les registres de GrÈgoire IX, I, fasc. 5, Paris 1896, nn. 1980-1985; A. Manrique, Annales Cistercenses, pp. 491-492; Casagrande-Monacchia, Il monastero di Santa Giuliana, p. 514 nota 23; Casagrande, Movimento religioso femminile, pp. 94-95.

55 Auvray, Les registres de GrÈgoire IX, I, fasc. 6, Paris 1899, n. 2499; Casagrande-Monacchia, Il monastero di Santa Giuliana, pp. 514-515; Casagrande, Movimento religioso femminile, p. 95.

56 Archivio SegretoVaticano, Reg. Vat. 18, c. 102r; cfr. A. Manrique, Annales Cistercienses, p. 516b; L. Auvray, Les registres de GrÈgoire IX, II, fasc. 7, Paris 1902, n. 2935; cfr. anche E. P·sztor, Censi e possessi della Chiesa Romana nel Duecento: due registri pontifici inediti, in Archivum Historiae Pontificiae, 15 (1977), pp.167, CCCLX.

57 Cfr. nota 51.

58 Per la documentazione relativa a questo torno di anni cfr. Bartoli Langeli, Codice diplomatico, I (1139-1237); per il quadro delle tensioni interne milites/pedites cfr. J. C. Maire Vigueur, Comuni e signorie in Umbria, Marche e Lazio, Torino 1987, pp. 136-137; J. P. Grundman, The Popolo at Perugia 1139-1309, Perugia 1992, pp. 71-83; in Societý e istituzioni dellíItalia comunale: líesempio di Perugia si vedano in particolare i contributi di Nicolini, Paravicini Bagliani, Tabacco.

59 Bartoli Langeli, Codice diplomatico, I, pp. 305-306.

60 Pare che nel 1235 alcuni nobili cittadini perugini avessero progettato di stabilire una famiglia religiosa nella chiesa dÏ S. Angelo nel rione di porta S. Angelo (Auvray, Les registres de GrÈgoire IX, I, fasc. 6, Paris 1899, n. 2629; cfr. G. Cernicchi, L'acropoli sacra di Perugia e suoi archivi, Perugia 1911, p. 63). Perugia Ë inoltre una delle cittý dove il movimento della Penitenza Ë pi˜ anticamente documentato grazie ad una lettera di Gregorio IX del 1231 (G.G.Meersseman, Dossier de l'ordre de la pÈnitence au XIIIe siËcle, 2a Ed., Fribourg-Suisse 1982, p. 49). Cfr. Casagrande, Religiositý penitenziale, pp. 163-165 e della stessa Movimento religioso femminile, pp. 95-96.

61 R. Manselli, La Chiesa e il francescanesimo femminile, in Movimento religioso femminile e francescanesimo nel secolo XIII, Assisi 1980, p. 241.

62 Si discuta o meno sul termine ìmovimentoî proposto a suo tempo dal Grundamann (K. Elm, Francescanesimo e movimenti religiosi del Duecento e Trecento. Osservazioni sulla continuitý e il cambiamento di un problema storiografico, in Gli studi francescani dal dopoguerra ad oggi, a cura di F. Santi, Spoleto 1993, pp. 73-89), sta di fatto che líinteresse per la storia religiosa delle donne Ë assolutamente notevole, mi limito a menzionare Donne e fede, a cura di L. Scaraffia-G. Zarri, Bari 1994; R. Rusconi, Problemi e fonti per la storia religiisa delle donne in Italia alla fine del Medioevo (secoli XIII-XV), in Ricerche di storia sociale e religiosa, 48 (1995), pp. 53-75; M Sensi, La scelta topotetica delle penitenti fra Due e Trecento nellíitalia centrale, in Collectanea Franciscana, 68 (1998), pp. 246-252.

63 M. P. Alberzoni, Chiara díAssisi e il francescanesimo femminile, in Francesco díAssisi e il primo secolo di storia francescana, Torino 1997, pp. 203-235; della stessa, San Damiano nel 1228. Contributo alla ìquestione clarianaî, in Collectanea Franciscana, 67 (1997), pp. 459-476.

64 Archivio Segreto Vaticano, Reg. Vat. 18, c. 101v; Manrique, Annales Cistercenses, p. 517a; Auvray, Les registres de GrÈgoire IX, II, fasc. 7, Paris 1902,n. 2931; E. P·sztor, Censi e possessi, CCCLVI. Líintitolazione a S. Elisabetta poteva essere gradita allo stesso Gregorio IX che aveva canonizzato in Perugia Elisabetta díUngheria nel 1235.

65 Il caso, per quanto insolito, non Ë unico cfr. M. De Fontette, Les religieuses ý l'’ge classique du droit canon, Paris 1967, p. 30.

66 Cfr. ora Casagrande, Religiositý penitenziale, pp. 248-250, 284-285, 289.

67 Archivio Segreto Vaticano, Reg. Vat. 18, c. 158v; cfr. A. Manrique, Annales Cistercenses, p. 517b; L. Auvray, Les registres de GrÈgoire IX, II, fasc. 7, Paris 1902, n. 3164; E. P·sztor, Censi e possessi, p. 168, XCII.

68 CosÏ, ad esempio, ritenne il redattore delle Memorie Auguste (cfr. nota

14) .sulla scorta di A. Manrique, Annales Cistercienses, p. 517b.

69 La questione fu giý avvertita dal Manrique, Annales Cistercienses, IV, p.517b.

70 P. Sella, Rationes decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV.Umbria, Cittý

del Vaticano 1952, per S. Giuliana di Monte Corona - detta anche dell'Antognolla per essere prossima a questo castello - cfr. nn. 728, 1098, 1838, 2133; per S. Giuliana monastero cfr. nn. 813, 1112, 2027, 2312.

71 Roberto da Monte Corona, Dissertazione, pp. CXXII-CXXIII; Mittarelli-Costadoni, Annales Camaldulenses, III,col. 421.

72 A. Pantoni, Santa Caterina di Perugia, in Benedictina, 5 (1951), pp. 233ss; 6 (1952), pp. 237ss, che non poteva ovviamente conoscere questo documento, individua l'esistenza del monastero nel 1258.

73 A. Pantoni, Monasteri sotto la regola benedettina, p. 233.

74 Questo monastero, attestato nel 1218, di decisa natura clariano-damianita vanta una recente significativa letteratura: oltre al giý menzionato H÷hler, Frauenkl–ster, rinvio a S. Felicetti, Aspetti e risvolti di vita quotidiana in un monastero perugino riformato: Momteluce, secolo XV, in Collectanea Franciscana, 65 (1995), pp. 553-642 con adeguata bibliografia.

75 Pantoni, Monasteri sotto la regola, pp. 243-244.

76 Assisi, Biblioteca Comunale, Archivio del Sacro Convento, Pergamene, vol.
I, n. 23. Il documento Ë ora edito in Le carte duecentesche del Sacro Convento di Assisi, a cura di A. Bartoli Langeli, Padova 1997, pp. 46-49.

77 Che la chiesa di S. Giuliana di Monte Corona, o di Monte Acuto, fosse appartenuta al monastero in questione lo prova il documento in cui, nel 1257, l'abate ed i monaci di S. Salvatore di Monte Acuto cedono al monastero di S. Giuliana i diritti sulla chiesa di S. Egidio di Colle in cambio di quelli sulla chiesa di S. Giuliana di Monte Acuto (cfr. doc. n. 26).

78 Per altri monasteri femminili perugini che la tradizione storico-erudita locale ha ricondotto a matrice cistercense rinvio al mio Movimento religioso femminile, pp. 98-99.

79 PoichÈ il Cartulario Ë integralmente trascritto nel rinviare ai documenti rimando al numero díordine che essi occupano nel testo trascritto.

80 E. Berger, Les registres díInnocent IV, III, fasc. 10, Paris 1896, n. 6549.

81 Uno sguardo alla sede della redazione degli atti lascia intendere che negli anni '50 del secolo XIII l'insediamento era giý strutturato: si parla infatti di ecclesia, locutorium, atrium, parlatorium, domus monasterii (cfr. nn. 5, 14, 22, 45, 47, 56, 57, 65, 68, 70, 73, 85).

82 H–hler, Frauenkl–ster, I, pp. 53-54; Lekai, I Cistercensi. Ideali e Realtý, pp. 341ss.

83 Cfr.ad esempio L. Bux, La bolla pontificia di conferma delí´Ordo Sancti Benedicti de Montefanoª, in Il monachesimo silvestrino nellíambiente marchigiano del Duecento. Atti del convegno di studi tenuto a Fabriano (Monastero S. Silvestro Abate 1990), a cura di U. Paoli, Fabriano 1993, pp. 191-201.

84 J. De La Croix Bouton-J.B. Van Damme, Les plus anciens textes de CÓteaux, Achel 1974, 9, p. 121. Ogni insediamento avrebbe dovuto essere intitolato alla Vergine.

85 Per questa nota abbazia cfr. Cottineau, RÈpertoire, II, col. 2684; A. Canestrelli, L'abbazia di S. Galgano, Firenze 1896; G. Amante-A. Martini, L'abbazia di San Galgano: Un insediamento cistercense nel territorio senese, Firenze 1968; Dizionario degli Istituti di Perfezione, 8 (1988),coll. 447-449.

86 H. Grauert, Meister Iohann von Toledo, in Sitzungsberichte d. Kgl. bayr. Akad. der Wissenschatten, hist. Classe, 1901, pp. 111-325.

87 A. Paravicini Bagliani, Cardinali di Curia e ´familiaeª cardinalizie dal 1227 al 1254, I, Padova 1972, pp. 228-255. Riferimenti a questo cardinale in Mahn, L'Ordre cistercien, pp. 166-67, 235, 240, nota 4, 269-271. Un riconoscimento ufficiale del ruolo del cardinale si ha nel capitolo generale del 1275 dove si stabilisce: ´Piae recordationis domino Portuensi, per quem Ordo noster usque nunc multas gratias obtinuit speciales, plenarium persolvatur officium, et habeat anniversarium annuatimª. (Canivez, Statuta Capitulorum Generalium Ordinis Cisterciensis ab anno 1116 ad annum 1786, II, Louvain 1934, 1275, 77).

88 Master John of Toledo, pp. 37-53.

89 Paravicini Bagliani, Cardinali di Curia, II, pp. 420-441.

90 J. De Loye-P. De Cenival, Les registres d'Alexandre IV, II, Paris 1917, n. 2212. Si veda anche l'esplicita qualifica di protettore dell'Ordine e di fondatore del monastero nei docc. nn. 25, 59.

91 CosÏ in un antico martirologio del monastero: ´Eodem die [13 luglio] fit commemoratio reverendissimi in Christo patris ac domini sacrae theologiae professoris, D. Iohannis episcopi Portuensis et tit. S. Laurentii in Lucina episcopi et cardinalis, huius monasterii piissimi fundatoris et patrisª (Ughelli, Italia sacra, p. 137). Nell'intestazione del catasto del secolo XV Ë scritto: ´Monasterium Sancte Iuliane de Perusio ordinis Cisterciensis fundatum, ereptum et munificentissime dotatum ope et impensa recolendae memorie reverendissimi in Christo patris et domini sacre Theologie professoris domini Iohannis Francigene eiusdem ordinis Cisterciensis episcopi Portuensis atque tituli Sancte Ruffine Sancte Romane Ecclesie episcopi cardinalis dignissimiª (Perugia, Archivio di Stato = ASP, Catasti, II, 37, c. 171r).

92 Grauert, Meister, pp. 125-126; Paravicini Bagliani, Cardinali di Curia, I, p. 234, n. 5.

93 Grauert, Meister, pp. 127-128. Il Grauert non ignora la fondazione del monastero di S. Giuliana, cfr. pp. 126-127. Circa la fondazione di Viterbo cfr. anche C. Pinzi, Storia della cittý di Viterbo, II, Roma 1889, pp. 278-281; Monasticon Italiae. I. Roma e Lazio, Cesena 1981, p. 105.

94 Paravicini Bagliani, Cardinali di Curia, p. 235, con ulteriori altri rinvii bibliografici; Dal Prý, Abbazie cistercensi in Italia, p. 571.

95 Brentano, Due chiese, pp. 279, 283-284, 286.

96 I documenti lasciano intendere che il danno arrecato a S. Giuliana era come se fosse stato arrecato allo stesso cardinale cosÏ che si trova l'espressione possessiones domini cardinalis seu Sancte Iuliane (cfr. doc. n. 37). Per tutta la questione della fonte dei Bagni si rinvia al testo della Cardinali.Il 7 giugno 1266 nelle Riformanze del comune di Perugia si trova: ´cum dominus cardinalis Blancus miserit litteras suas potestati, capitaneo, consilio et comuni Perusii quod pro comuni detur licentiam fratri Martino familiari suo extrahendi de districtu Perusii vinum dicti domini cardinalis quod habet in monasterio Sancte Iuliane libere sine aliqua exactione...ª il consiglio accorda il permesso (ASP, Consigli e riformanze, 6, cc. 41v-42r). Il 22 dicembre dello stesso anno le domine Sancte Iuliane ottengono dalle autoritý cittadine l'autorizzazione di inviare a Viterbo al cardinale Bianco 2 some di olio (Ibid., c. 139v). Il cardinale doveva avere delle proprietý in area perugina se il 1 giugno del 1268 il consiglio del comune di Perugia gli concede la licenza di portare fuori dal distretto il vino delle sue vigne (Ibid., c. 210r).

97 ASP, Consigli e riformanze, 2, c. 141v. Del testamento del cardinale si sa solo che aveva designato esecutori testamentari l'abate di S. Lorenzo fuori le Mura, il priore di S. Maria Nova in Roma, Umberto giý camerario cardinalizio e che aveva lasciato 100 marchi di sterline a Montecassino (Paravicini Bagliani, I testamenti dei cardinali del Duecento, Roma 1980, p. 23).

98 Su Ottone da Monferrato, o meglio da Tonengo, cfr. Paravicini Bagliani, Cardinali di Curia, pp. 76-97.

99 Perugia, Biblioteca Comunale Augusta, ms. 1141, c. 75r; cfr. ora La Cronaca di S. Domenico di Perugia, a cura di A. Maiarelli, Spoleto 1995, pp. 112-113; in precedenza cfr. E. Ardu, Frater Raynerius Faxanus de Perusio, in Il movimento dei Disciplinati nel settimo centenario dal suo inizio, Perugia 1962, rist. 1986, p. 87, nota 1.Tra gli eruditi lo Iacobilli asserisce che il monastero sarebbe stato fondato per istanza di Bendefende (Vite de' santi, III, p. 384) e cosÏ pure il Baglioni (Storia dell'Ordine, pp. 64ss., 77-80). Bendefende compare attivo ñ anche come camerario del Comune ñ nel 1247 (A. Bartoli Langeli, Codice diplomatico del Comune di Perugia, II, Perugia 1985, pp. 451, 463). Riferimenti a Bendefende nel mio Religiositý penitenziale, pp. 361-362.

100 ASP, Giudiziario, Podestý 1258 [Liber Rolandini de Guidisbovibus] c. 521r; cfr. U. Nicolini, Nuove testimonianze su fra Raniero Fasani e i suoi disciplinati, in Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l'Umbria 60 (1963) 332, 340, nota 8; cfr. ora dello stesso Scritti di storia, p. 294.

101 Altre permute ai nn. 15, 51 e in Casagrande-Monacchia, Il monastero di Santa Giuliana, p. 565. Si sono individuati quattro poli di espansione patrimoniale, ma Ë bene avvertire che ciÚ Ë stato possibile attraverso i documenti tramandatici dal Cartulario; non esiste per il secolo XIII il catasto che avrebbe potuto fornire un'immagine pi˜ precisa dell'entitý delle proprietý immobiliari del monastero.

102 Per líanno 1293 cfr. Casagrande-Monacchia, Il monastero di Santa Giuliana, p. 566.

103 Per gli anni 1264 e 1272 cfr. Ibid., pp. 561,565.

104 Ibid., pp. 566-568.

105 Ci si riferisce ad esempio a quanto stabilito nel capitolo generale del 1228: Cfr.Canivez, Statuta Capitulorum, II, p. 68.

106 J. De La Croix Bouton, Histoire de l'Ordre de CÓteaux. p. 233. Per un quadro sintetico relativo alle monache cistercensi cfr. Lekai, I Cistercensi. Ideali e Realtý, pp. 419-437 (con bibliografia).

107 Canivez, Statuta Capitulorum, III, Louvain 1935, pp. 34-35. Si tratta dell'abazia dÏ Chiaravalle di Fiastra o ´ de Cliento ª.

108 Archivio di Stato di Firenze, Corporazioni religiose soppresse da Pietro Leopoldo, 475, cc. LIIv-LIIIr; Canestrelli, L'abbazia di S. Galgano, pp. 6, 124-125.

109 La questione Ë segnalata anche in H–hler, Frauenkl–ster, I, pp. 52-53.

110 Canivez, Statuta Capitulorum, III, p. 272.

111 Ad esempio nel 1312 compare frate Raniero abate di S. Galgano ed abate priore del monastero di S. Giuliana (ASP, Corporazioni religiose soppresse, S. Giuliana, Pergamene, 41); nel 1373 frate Ludovico, abate di S. Galgano, invia la lettera di visita al monastero e riceve da questo la somma per l'imposta da pagare a Gregorio XI (Ibid., 83, 84).

112 Casagrande-Monacchia, Il monastero di Santa Giuliana, p. 559.

113 De Fontette, Les religieuses, p. 43.

114 Š conosciuto il capitulum in cui ´Ecclesias, altaria, sepulturas, decimas alieni laboris vel nutrimenti, villas, villanos, terrarum census, furnorum vel molendinorum redditus et caetera his similia monasticae puritati adversantia nostri et nominis et ordinis excludit institutioª (De La Croix Bouton-Van Damme, Les plus anciens, 23, p. 124), ma se lo stesso Ordine declinerý dal proposito iniziale, tanto pi˜ una rigorosa povertý non poteva essere sostenuta dal ramo femminile per gli ovvi motivi di sussistenza in condizione di stretta clausura.

115 Lekai, I Cistercensi. Ideali e Realtý, pp. 341ss.

116 De Fontette, Les relÌgieuses, p. 55.

117 Bonafidanza di Guglielmo di Buchero nel 1259 Ë eletto al consiglio speciale; nel '60 figura consigliere del podestý per porta S. Pietro, tra i sapienti, ambasciatore a Bevagna, podestý a Montone (V. Ansidei, Regestum reformationum communis Perusii ab anno MCCLVI ad annum MCCC, I, Perugia 1935, pp. 83, 137, 166, 244, 316). Nel 1259, insieme al fratello Bonaguida, Ë testimone in un atto in cui vengono stipulati patti per la coniazione di monete (ASP, Diplomatico, XXVI, 49).

118 Bonaguida di Guglielmo nel 1260 compare tra i sapienti ed Ë consigliere speciale per porta S. Pietro (V. Ansidei, Regestum reformationum., pp. 82, 205). Cfr. anche Bartoli Langeli, Codice diplomatico, II, p. 690.

119 Cfr. nota n. 112.

120 Del converso Rainaldo si sa che sarebbe stato malmenato e derubato ´in comitatu Perusii, in pertinentiis Rie, in via publica, cui vie ex utroque latere sunt res dicti monasteriiª (il monastero di S. Giuliana) (0. Marinelli Marcacci, Liber inquisitionum del Capitano del Popolo di Perugia (a. 1287), Perugia 1975, pp. 283-288). La letteratura sul fenomeno dei conversi Ë vasta cfr. J. Leclercq, Comment vivaient les frËres conversi, in Analecta Sacri Ordinis Cisterciensis, 21 (1965), pp. 239-258; cfr. ora Lekai, I Cistercensi. Ideali e Realtý, pp. 405-418.

121 De Loye-De Cenival, Les registres d'Alexandre IV, II, n. 2212 dove si dispone che il monastero paghi una libbra di cera per la festa di Tutti i Santi.

122 Casagrande-Monacchia, Il monastero di Santa Giuliana, p. 565.

123 G. Penco, Un aspetto della societý medievale italiana: il rapporto monasteri-cittý, in Benedictina 26 (1979), pp. 1-17. Di recente Sensi, La scelta topotetica.

124 Cfr. ora Statuto del Comune di Perugia del 1279, I, Testo edito da S. Caprioli, Perugia 1996, pp. 377-378. Per l'esattezza i luoghi elencati nello statuto del 1279 sono quelli di S. Francesco, S. Domenico, S. Agostino, S. Maria dei Servi, S. Benedetto, i luoghi dei Crociferi e di S. Sperandio, degli Armeni, di Monteluce, S. Caterina, S. Maria dei Colli, S. Galgano, l'ospedale ´Beneditoli Rubeiª, S. Francesco delle Donne, S. Margherita, S. Giuliana, S. Angelo di Arenario, S. Spirito, ´Sancte Ugolineª?, S. Chiara, S. Tommaso, S. Maria degli Angeli, S. Maria di Valverde, S. Cecilia, S. Maria di Monte Morcino, il luogo delle figlie di Uffreduccio?, il luogo delle monache di S. Sperandio. Si deve avvertire che l'elenco dello statuto non Ë completo e che alcuni luoghi sono tuttora rimasti non identificati.

125 Cfr. nota 74.

126 U. Nicolini, Le mura medievali di Perugia, in Storia e arte in Umbria nel-
l'etý comunale. Atti del VI Convegno di Studi Umbri, Perugia 1971, pp. 708-709, 743. Nel 1310 si trova ´Item si... placet ordinare et deliberare quod expensis comunis Perusii fiat unus murus iuxta portam burgi Sancte Iuliane...ª (ASP, Consigli e riformanze, 13, c. 107r). Nel 1304 si parla di una chiesa e di un ospedale, appartenenti all'ordine dei Crociferi, posti in suburbio Perusii in burgo Sancte Iuliane (CH. Grandjean, Le registre de BenoÓt XI, fasc. 3, Paris 1885, n. 903).

127 De La Croix Bouton- Van Damme, Les plus anciens, 9, p. 121.

128 Il Cocheril elenca per Perugia le seguenti fondazioni cistercensi:
S. Giovanni Battista; S. Fiorenzo; S. Ercolano; S. Petronilla; S. Tommaso; S. Giorgio; S. Giuliano [= S. Giuliana]; S. Maria di Monteluce; vedi M. Cocheril, Dictionnaire des monastËres cisterciens, I, Rochefort 1976, carta 143. La presenza cistercense in Perugia-cittý puÚ essere definita: sul fronte maschile S. Ercolano (Congregazione del Corpo di Cristo); S. Fiorenzo (dipendente da S. Salvatore di Monte Acuto; Congregazione del Corpo di Cristo); S. Giovanni Battista (cistercensi foglianti sec. XVII); sul fronte femminile bisogna escludere dallíelenco S. Maria di Monteluce di afferanza clariano-damianita; circa imonasteri di S. Giorgio e S. Tommaso la tradizione di una loro origine cistercense non Ë suffragata dalla documentazione conosciuta; circa S. Petronilla si tratta forse di una qualche confusione (cfr. Casagrande, Movimento religioso femminile; Dal Prý, Abbazie cistercensi in Italia, p. 571; R. Liguori, La storia del monastero cistercense dei SS. Giovanni Battista e Bernardo, Perugia 1997).

129 Casagrande-Monacchia, Il monastero di Santa Giuliana, p. 558.

130 A. Bartoli Langeli, La famiglia Coppoli nella societý perugina del Duecento, nel vol. Francescanesimo e societý cittadina: l'esempio di Perugia, Perugia 1979, p. 60.

131 Ibid., pp. 58-59.

132 Bartoli Langeli, La famiglia CoppolÌ.

133 Anche uno sguardo al ´giroª dei testimoni prova l'aggancio monastero-cittý, benchÈ, ovviamente, si instauri un rapporto privilegiato con personaggi quali Piero di Melone e Fomagio Coppoli elargitori di donazioni.

134 Si noti la filiazione a S. Galgano e non alla vicina abbazia di S. Salvatore: forse proprio perchÈ troppo vicina; forse perchÈ le filiazioni dovevano essere stabilite con abbazie di pi˜ antica e consolidata appartenenza cistercense.

135 H–hler, Frauenkl–ster, I,pp. 235-237.